venerdì 20 gennaio 2017

Visioni

Cosa sto cercando? Perché qui? Forse la mia è solo presunzione di saper cogliere l'essenza di quest'Isola, ma non è semplice, non quanto lo è amarla, ci vuole una capienza mentale, intellettuale, emotiva, sentimentale, una capacità enorme per sintetizzare un continente. Forse è più logico, più umano, concentrarsi su un particolare, sul più piccolo dettaglio di cultura che si riesce a comprendere, ma saperne trascrivere l'essenza è un progetto davvero troppo ambizioso. Ad ogni nuovo argomento che affronto è come se la vera estensione dell'Isola mi si aprisse davanti. Eppure, comunque andrà questo mio viaggio, non posso ignorare nemmeno un particolare, devo conoscere, devo sapere il più possibile. È come cercare di dare un nome ad ogni foglia d'alga arenata sulla battigia. La sua storia è fatta di esseri viventi, nomi che si susseguono, entrano ed escono dai confini dell'Isola e li scopro parte della mia storia, è tutto lì, alla luce del sole, a dimostrare il valore della conoscenza o quanto poco so in realtà ascoltare. Ora, se ne avessi il tempo, se mi trovassi più vicina delle poche decine di chilometri che mi separano da Genova, infilerei il cappotto e scenderei a piedi nella piazzetta di San Matteo, la piazzetta dei Doria. Lì c'è il palazzo di Branca Doria, proprio a ridosso della chiesa. Mi metterei lì, al centro di quella piazza che sembra una scenografia teatrale e aspetterei di veder tornare l'uomo che determinò la fine del Giudicato di Torres uccidendo il suocero Michele Zanche e che visse a lungo e fu giustiziato a Sassari. Uscirebbe dall'ombra tremula del caruggio, così vero che potrei mettermi al suo fianco e accompagnarlo fino all'entrone.






Nessun commento: