mercoledì 18 gennaio 2017


È come una lenta messa a fuoco: l'occhio viene attratto da un dettaglio e si concentra su di esso, ma ecco che il campo visivo si allarga, nomi, date, epoche fanno la loro comparsa. Sono partita da una città particolare, perché sentivo che avrei potuto camminare per le sue strade senza sentirmi affatto forestiera, e così è stato. Poi, arrivata lì, l'orizzonte si è allargato, invitante. La storia...più mi addentro nelle "isthrinte" delle epoche, dei secoli, più mi sembra vero il verso poetico con cui Sergio Atzeni aveva intitolato il suo straordinario romanzo: "Passavamo sulla terra leggeri". Ho la sensazione che la storia degli esseri umani sia stata semplicemente accolta dall'Isola, in un modo molto simile a quello con cui Essa accoglie gli uccelli che vengono dal mare per nidificare. È come se di fronte alle vicende più drammatiche o fatali si ergesse una specie di dubbio, una percezione intima della levità di tutte le cose e l'accoglienza dell'Isola fosse ciò che davvero conta, ciò che dura. È difficile da spiegare per me, ma accadono piccole cose straordinarie su questa Terra. Qui ho visto per la prima volta una bellissima signora cinese servirci una classica cena da ristorante con le lanterne rosse all'ingresso, ma nominando i piatti nella sua lingua; quando le ho detto che quei suoni erano bellissimi, lei li ha ripetuti modulandoli con più attenzione, con anima, muovendo la mano con movenze che ho subito riconosciuto essere le stesse del Thai Chi. Mentre ammiravo l'eleganza di quei gesti ha sorriso ancora e ha detto "mi piace molto cantare", e dalla sua figurina minuta è uscita una miniatura cinese di una bellezza struggente, la piccola testa inclinata di lato, le braccia incrociate in avanti e la voce, cristallina, un tintinnio di parole misteriose e belle. Tornando a casa ho pensato che solo su quest'Isola, probabilmente, si può vedere l'identità degli esseri umani, la forza armoniosa della loro appartenenza, la fierezza gentile di essere parte.



2 commenti:

Anonimo ha detto...

La condizione di insularità cambia le persone. Cambia la visione della vita, il valore delle aspettative, dei silenzi e delle prospettive, la percezione dello spazio.
Non è da tutti coglierlo. Deve diventare pelle, altrimenti rimane mera contemplazione di una carta geografica.
Benvenuta.
Ms

red ha detto...

Ms: Grazie di leggere ciò che scrivo e ancora di più di scrivere i tuoi commenti. Sono bellissimi e sono una modulazione autentica della voce della tua bellissima Isola. Spero che non ti stanchi di farlo, nelle tue parole c'è sempre la traccia visibile di quello che cerco di descrivere quando parlo di Sardegna. Sono piccole dimostrazioni, semplici prove concrete di cosa sia appartenere alla Sardegna fino ad essere parte vitale di essa.
Grazie, un saluto.