La fileuse

Jean François Millet, La frileuse (1869)



Bellissima questa figurina gentile, che sembra filare le nuvole...perfetta rappresentazione di cosa sia e di quanta dedizione richieda l'attività dell'immaginare.




Le signorine Morisot

Berthe Morisot, Les deux soeurs (1869)

L'impressionismo francese è come un paesaggio, un panorama disseminato di figure femminili che sedute sull'erba o su panche ombreggiate, a bordo di piccole barche o dentro salottini borghesi leggono, conversano, ricamano, fanno ciò che la società in cui vivono si aspetta da loro. Fra tutte queste eleganti signorine le mie preferite sono quelle che abitano nei dipinti di Berthe Morisot, perchè a differenza delle altre sembrano avere la percezione del tempo che stanno vivendo. Sono eleganti nei gesti e nelle toilettes, lievi e misurate nelle posture proprio come le altre, ma stanno sedute sui divani fioriti o davanti alle finestre aperte come se stessero facendo una pausa, come se quella fosse una sosta momentanea nel corso di un viaggio molto più lungo. Hanno sguardi intelligenti e vagamente trisiti, di quella mestizia propria della consapevolezza e della fine del sogno. Sembrano colte dallo sguardo dell'artista un attimo prima di alzarsi e lasciare la scena ed è verosimile pensare che una volta uscite dal dipinto smettano i loro abiti e le loro acconciature e vadano a vivere davvero in altri dipinti, in altre tele.

Rimettersi in viaggio

Antonio Mancini, Alla dogana (1877)



Non si smette mai di viaggiare, non ci si ferma mai. Forse per questo gli esseri umani in genere amano le partenze: deve essere un modo per assecondare il bisogno del tutto umano di credersi alla guida, di avere il controllo sullo scorrere del tempo. Fatto sta che partire è importante, e ripartire lo è anche di pù. Rimettersi in viaggio presuppone l'aver sofferto l'immobilità di una sosta forzata. Riprendere la strada è ribellione, forse quella più autentica. Vivendo si cambia la propria visione del mondo e di sé stessi. La mia è una bandierina alla mercé del Maestrale. Ora, ad esempio, mi sembra di poter dare un altro nome alla felicità. Non ho mai smesso di constatarne l'esistenza, ma non sempre ho saputo darle un nome. Ora direi che la felicità è avere una valigia e un percorso e un posto cui arrivare.

"Perseo si sostiene su ciò che vi è di più leggero, i venti e le nuvole..."

Paris Bordone, Perseo armato da Mercurio e Minerva (1545 - 1555)




"Perseo si sostiene su ciò che vi è di più leggero, i venti e le nuvole; e
spinge il suo sguardo su ciò che può rivelarglisi solo in una visione
indiretta, in un'immagine catturata da uno specchio. Subito sento la
tentazione di trovare in questo mito un'allegoria del rapporto del poeta
col mondo, una lezione del metodo da seguire scrivendo."

Italo Calvino, Lezioni Americane

Passeggiare sé stessi

Henri Lebasque (1865-1937) Le pont sur la Marne à Lagny




Non conoscevo questo dipinto e a prima vista non avevo notato la minuscola figura con parasole che passeggia sul ponte. È incredibilmente viva, sorprendente come un movimento improvviso in una scena di assoluta immobilità. Ogni particolare di quest'opera è affascinante: il riflesso del ponte sull'acqua, le nuvole, le pietre di cui è fatto il ponte, la fila di alberi che si specchia nella Marne a sinistra, accanto alle case...però...si deve tornare a posare lo sguardo sulla piccola figura lassù, per vedere compiersi il prodigio racchiuso in questo dipinto. È come premere su un interruttore, come avviare il meccanismo automatico di un presepe: gli occhi si posano su quella goccia di colore e subito l'acqua riprende a scorrere sotto il ponte; l'aria fresca scompiglia appena le chiome degli alberi e sposta le nuvole, le fa salire in alto; la figurina gentile procede leggera, eppure si può sentire il suono dei suoi passi sull'acciottolato, il fruscio del suo abito, il respiro calmo e ritmato. È così vera, così viva, che viene voglia di agitare un braccio e attirare la sua attenzione, per raggiungerla e chiederle di percorrere un tratto di strada insieme. Passeggiare. In francese si dice "se promener", con il "se" riflessivo, come dire: passeggiare sé stessi, portarsi in giro, con i propri piedi, con la propria anima.

Federico Zandomeneghi, Omaggio a Toulouse-Lautrec (1917)



Childe Hassam, The sonata (1911)

Conversazione


Viktor Borisov Musatov, Due signore sedute (1899)




Oggi pomeriggio ho avuto ancora la fortuna di prendermi cura di mia suocera. È un grande regalo che ricevo dalla vita e una grande lezione. È facile stare con lei. Per tutti i trent'anni della nostra frequentazione non le piaceva affatto che non fossi capace di spettegolare un po', di chiacchierare fitto. Mi diceva: parli troppo poco ed era così che terminavano tutte le nostre conversazioni. Adesso che è molto anziana e il suo dialogo interiore ha preso il sopravvento sulla realtà, ho la chiara sensazione che le piaccia molto come stiamo insieme: sedute davanti alla vetrata della sua veranda, a guardare il giardino e il grosso albero di magnolia giapponese che supera il tetto della casa. Stiamo così, in silenzio e guardiamo fuori. A volte il suo dialogo interiore straripa dalla sua mente nella stanza, allora lei si volta verso di me, volgendo appena il capo e aspetta che io dica una parola prima di riprenderselo e la mia brevità è perfetta, è proprio quello che ci vuole. Poco fa, prima di lasciarla, la guardavo di nascosto. È ancora molto bella, ma oggi si notava di più la sua fragilità. Per questo ho deciso di scrivere qui di queste nostre conversazioni silenziose. Sono attimi di incredibile equilibrio, di pace, di reciproca comprensione. Vorrei salvarli, non solo nella mia memoria; vorrei celebrare la loro essenziale perfezione. So farlo solo scrivendo.

Blu

Camille Pissarro, Le marché de Gisors (1899)

La foule

Isaac Israels, Hat shop (1895)

Le giornate si accorciano e solo verso sera sembrano ricordare di essere giornate d'autunno inoltrato. Da qualche tempo ho riscoperto il piacere di passeggiare nel Caruggio Dritto di Chiavari. Ho bisogno della gente, di essere in mezzo a tanta gente. Ho sempre camminato cercando lo sguardo dei passanti, sin da piccola. Da un po' mi sono accorta che non lo faccio più. Dopo mezzo secolo non lo faccio più. In compenso ho sempre detestato stare troppo a lungo nelle vie del centro e adesso invece provo un senso di pace in mezzo alla folla. E non cerco più lo sguardo di nessuno. Forse ho semplicemente perfezionato la vista, non mi serve più guardare nel modo consueto. Comunque sia mi godo la bellezza di queste sere di novembre, così serene e tiepide. Sabato scorso il campanile di San Giacomo svettava sopra i tetti nel cielo viola del crepuscolo e cambiava colore col cambiare della luce: arancio, rosa, viola chiaro...così.