"Che un astore chi bolat in artu..."

Francesco Pau, Monte Santo visto da Monte Alma


Quando ero ancora molto lontana dalla Sardegna, le uniche descrizioni di cui disponevo erano quelle di amici e parenti tornati dall'Isola dopo una vacanza. "Spiagge meravigliose - dicevano, con gli occhi splendenti di rimpianto per aver dovuto lasciare quel paradiso. La luce però si smorzava di colpo se chiedevo informazioni sul resto, sul territorio che circondava le spiagge, sulle vie per raggiungerle. Allora iniziava un racconto frammentario, punteggiato di particolari inquietanti che mi restituivano l'immagine di un'Isola cupa, deserta, un luogo senza caratteristiche peculiari se non l'angoscia di uno spazio immenso senza soluzione di continuità. Più tardi, molto più tardi, constatando di persona quanto quella visione fosse del tutto falsa, mi sono chiesta cosa avesse potuto originarla. Allora mi sono tornati in mente i Giganti di Mont'e Prama e i grandi nuraghi che sembrano giochi di costruzioni dimenticati da giganteschi bambini in mezzo alla pianura e mi è sembrato che questa fosse la risposta: la Sardegna va guardata con occhi di gigante, va osservata dall'alto, va percorsa a grandi passi. Ci saranno punti di riferimento per viandanti giganteschi, mi sono detta; ho iniziato a guardarla dall'alto e li ho trovati subito. Se dovessi ancora parlare con quelle persone che mi descrissero un'Isola sperduta e inquietante, oggi direi loro che in Sardegna, a meno di volerlo, non ci si perde mai, non si smarrisce mai la strada. Il paesaggio è disseminato di punti di riferimento, miliari di infiniti sentieri e alture, montagne piatte, altopiani da cui questi miliari si possono cercare e inseguire. Forse, e dico forse, è questa la caratteristica della Sardegna che amo di più, questa strada immensa e senza confini che sicuramente proseguirebbe anche in mare se a qualcuno dovesse servire. È straordinaria la sensazione di libertà che provo appena appoggio i passi su questa terra. Ormai mi oriento guardando l'orizzonte che mi accoglie, riconosco i paesi, certe montagne, certe pianure. Osservando dall'alto delle carte, poi, mi sono convinta che all'origine di tutti i paesi e i centri abitati della Sardegna deve esserci stata una veduta da gigante, per il modo in cui le case sono disposte al riparo delle alture o lungo i fianchi di altissime montagne, come se il luogo fosse stato scelto o almeno indicato da giganti premurosi e socievoli. Mi manca molto non aver ancora potuto percorrere a piedi una vera distanza, salire ad esempio sul Monte Santo o attraversare la Barbagia. Spero di poterlo fare un giorno. Non credo alla reincarnazione, ma se fosse possibile, magari dopo una vita lunga e tranquilla, poter rinascere astore e sorvolare senza sforzo la meraviglia di questa terra, be' allora credo proprio che anch'io avrei finalmente il mio Paradiso.

LMR


Il caruggio dell'Isola


In Piazzetta Tavarone a Genova, proprio alle spalle del palazzo di Lamba Doria in San Matteo, c'è una porta che ricorda la decorazione che orna gli accessi laterali della chiesa di San Donato a Sassari. Mi piace molto questo piccolo angolo di Genova, nonostante i palazzi costruiti dopo i bombardamenti che vi si affacciano con le loro tapparelle. Mi piace perché è silenzioso, vicinissimo all'antica cinta muraria che oggi è via Tommaso Reggio, e perché parla di Sassari. Il caruggio che di lato alla porta sale fino alla piazzetta di San Matteo si chiama Vico dell'Isola. Il nome si riferisce all'"insula" dei Doria, il loro quartier generale, la platea con i loro palazzi e il fondaco dentro il chiostro di San Matteo, ma per me rappresenta un ulteriore richiamo all'Isola per eccellenza, la Sardegna, che i Doria hanno desiderato e forse amato per tutta la loro storia. Così scendendo per questo caruggio dell'Isola giù in Piazzetta Tavarone si può arrivare fino a Sassari, alle porticine di San Donato che si affacciano sulla Carrera Longa, mentre salendo si arriva al palazzo di Branca Doria, che la Sardegna la conosceva bene. La Sardegna è ancora e sempre nel cuore di Genova, basta solo cercare le pietre miliari della sua strada. Ci sono archivolti, caruggi e angoli che sono in realtà porte verso l'Isola più bella del mondo. Una di queste è senz'altro questo caruggetto silenzioso e poco appariscente, il caruggio dell'Isola. La Sardegna è il punto esatto dove il suo tracciato va a finire.

"La sera amorosa ha raccolto le logge per farle salpare..."

Telemaco Signorini, Scalo della marina a Riomaggiore (1895 ca.)

La sera amorosa
ha raccolto le logge
per farle salpare,
le case tranquille
sognanti la rosa
vaghezza dei poggi
discendono al mare
in isole, in ville,
accanto alle chiese.
 
Paesetto di riviera, Alfonso Gatto

Compagni di viaggio (II)

René-Antoine Houasse, Apollo e Dafne, particolare (1677)

Il nostro limone sopravvissuto ha cambiato identità ed è diventato un arancio. Potrebbe essere anche un mandarino, nessuno ha ancora avuto il coraggio di staccare uno dei due frutti che spiccano solitari nel verde del fogliame e verificarlo. Siamo arrivati qui, in questo punto del tempo, insieme. Siamo entrambi sopravvissuti, ognuno alle proprie vicissitudini. L'albero però sembra aver fatto un ulteriore passo avanti rispetto a me, ha cambiato natura, nome, frutto, dimenticando apparentemente il proprio passato di limone perennemente in fiore. Ogni volta che lo guardo mi sembra sempre più chiaro che è così che devo procedere anch'io. Lasciare ciò che ero prima, cambiare nome, identità, prospettive. Ci proverò. I due frutti di un vivace arancione stanno lì a dimostrarmi che si può, che è possibile. Oltretutto sono bellissimi, trasmettono quel particolare calore che ha la bellezza, quando arriva del tutto inaspettata.