martedì 19 settembre 2017

Joseph DeCamp, The Cellist


Nella voce del violoncello c'è ualcosa che ricorda la voce umana, da appena svegli. Fa pensare al primo mattino, quando le strade sono ancora semi deserte e silenziose. A proposito di strade, mi sono persa, un po'. Niente angoscia da non ritorno, ma un lieve smarrimento, sì. Sento che non c'è niente di negativo o drammatico in questo, anche se fatico a considerarlo utile. Non credo sia un cambiamento, non uno in particolare. Credo più probabile un riordino. Scrivo come un violoncello e intanto cerco la giusta posizione.





domenica 17 settembre 2017

Leali


John William Waterhouse
Studio per Ninfe che trovano la testa di Orfeo
(1900 ca)


Si ha bisogno degli altri, questo l'ho capito. Ho scacciato a lungo questa verità, pensando che fosse soprattutto espressione di vulnerabilità, o della paura di essere soli. Ora che so di essere stata sempre sola e di come questa solitudine mi sia stata amica, posso vedere molte altre sfumature nel colore intenso di questa affermazione. Ci sono persone con cui ti sembra di parlare da sempre. Le incontri e le parole scorrono da sole, come se sapessero già che direzione prendere. E tutto questo accade in un istante. Non fosse così ricorrente fra gli esseri umani, non fosse così universale questa specie di miracolo, nessuno sarebbe in grado di definirlo e tanto meno di comprenderlo. Così come sono infiniti i modi in cui si ha bisogno degli altri, lo sono anche i modi in cui gli altri fanno qualcosa per noi. Ci sono persone, ad esempio, che raccontandoti sé stesse sembra che ti chiedano chi sei. Parlano della loro vita, cercano di descriversi, ma è come se ti dicessero raccontami di te, mi interessa. È un talento, una specializzazione della sensibilità. Parlare di sé e far sentire l'altro atteso, interessante, importante. In questo momento una persona così mi è passata accanto, vicinissima e si è fermata a parlare con me. È una persona di grande bellezza e di grande talento. Racconta della Pittura che è la sua essenza, la sua espressione più vera e mentre ne parla si sente nelle sue parole qualcosa che lascia meravigliati, si sente la lealtà che prova per la propria "voce" fatta di segni e colori. Raccontandomi di sé e dei suoi dipinti mi ha chiesto di parlarle di me e io, cominciando a raccontare, mi sono resa conto che non so farlo. Provo una gratitudine profonda per questa persona. Vorrei scusarmi se a chi leggerà sembrerà non importarmi più di tanto essere chiara in ciò che ho scritto, essere compresa. Desideravo solo fermare questa verità su un foglio e lasciarla in giro, perché sia letta.




sabato 9 settembre 2017

venerdì 18 agosto 2017

giovedì 3 agosto 2017

Sassari, appunti con vista

Due gentiluomini sassaresi


Photo Francesco Pau

"La chiesa di San Donato non ha sagrato. Sorge sul ciglio della Carrera Longa, all’incrocio con Via San Donato, e si confonde fra le case che la circondano come a voler ribadire che questa è una parrocchia di popolo, dove anche il Signore è dirimpettaio. Per poter ammirare le sue architetture, occorre avvicinarsi fin quasi a toccarne le pietre e sollevare lentamente la testa: mentre lo sguardo sale fino al cielo, nello spazio angusto rubato al pubblico passaggio, la silenziosa presenza di questo distinto “vicino di casa” riacquista tutta la sua solennità e sacralità. L’antica parrocchia di San Donato, con le sue isthrinte e le sue corti, è come un paese racchiuso dentro la città. La visione dal basso della sua chiesa è quasi una promessa, un’anticipazione del viaggio insolito e possibile lungo queste vie. Le isthrinte qui smettono di essere solo passaggi fra le case e diventano visioni. A mano a mano che ci si inoltra nel labirinto delle vie si percepisce che in alto, al di sopra delle case, il cielo prende la forma di ogni più piccola viuzza ed è così ben delimitato che lo sguardo può percorrerlo senza perdersi, in perfetta sincronia con i passi sul selciato. Qui le vie del cielo sono più vicine, sono per tutti, forse perché l’umanità è da sempre il cuore pulsante di questa parte della città. Le case a schiera lungo le vie, le finestre spalancate, chiuse, cadenti, restituite a nuova bellezza, i portoni socchiusi, polverosi, lucenti, sbarrati, silenziosi, le figure che si allontanano, svoltano sotto un porticale scomparendo, arrivano, passano accanto, si incontrano, si lasciano...sono la vita, che séguita, che si succede, casa dopo casa, finestra dopo finestra, portone dopo portone, umanità dopo umanità. 

Le vie di San Donato sono vie celesti, forse per questo i bambini, che ancora giocano per le strade, qui sono chiamati da sempre “uccellini”, in sassarese “pizzinni pizzoni”  ed è una creatura alata a dare il proprio nome a una delle figure più importanti della storia della città: “La quàgliura è un pizzòni diricàddu / chi a Sassari è ciamàddu: trappadé...” la quaglia è un uccello delicato, che a Sassari è chiamato trappadè, recita una poesia del pittore, illustratore e poeta Paolo Galleri e a me sembra la descrizione più bella del signor Leonardo Ingolotti, conosciuto da tutti i sassaresi come Trappadè. La sua storia è raccontata con estrema cura e rispetto nella biografia scritta dal signor Tore Sanna e disponibile in rete sul sito di Sardegna in rete. Ne suggerisco la lettura per la bellezza del testo e perché l’esistenza del signor Leonardo Ingolotti è stata troppo dolorosa e sofferta per poter essere riassunta in questi appunti. Trappadè non era nato in San Donato, ma a me piace immaginare di incontrarlo proprio qui, perché credo sia lui il custode dell’umanità con cui le pietre di Sassari sono tenute assieme, l’amore che i sassaresi nutrono per il suo ricordo, del resto, lo suggerisce. 

Osservando la sua figura un po’ curva camminare per via, appoggiandosi a un bastone, in una vecchia fotografia in bianco e nero presumibilmente scattata negli anni ‘50, ho subito pensato a Enrico Costa. Erano entrambi di origine genovese, ma molto diversi fra loro: Costa, nato nel 1841, era un signore colto, benestante, che amava passeggiare per Sassari e trascriverne le bellezze architettoniche in bozzetti così semplici da sembrare quasi infantili; Ingolotti, nato nel 1895, era un reduce e invalido della Grande Guerra, di umilissima condizione, che portava in giro per Sassari la dolorosa, mite accettazione del proprio destino. Vite diverse, ma stessa delicatezza nel dialogare con l’anima di questa città, stessa silenziosa presenza per le vie e le isthrinte di Sassari. Mentre mi avvicino alla chiesa per cercare di imprigionare la sua bellezza nelle parole, le vie che la circondano improvvisamente diventano il suo sagrato e le case, affacciate sulle isthrinte in brevi, piccole schiere, sembrano pie figure appena uscite dalla Messa. Nella Corthi di li campani, la corte delle campane dietro la chiesa di San Donato, due gentiluomini, bastone e cappello, passeggiano “ciarrendi”, chiacchierando sottovoce."



Tratto da Sassari, notes with a view


 

venerdì 21 luglio 2017

Rapallò...




Racconti d'estate 


Mi piace guardare i vecchi film girati dalle mie parti, sono come piccole guide sentimentali. In questo, in particolare, Sestri si intravede in lontananza in poche scene e mi procura una tenerezza infinita. È bello vedere che il Tigullio è rimasto pressoché uguale, regala un senso di continuità che in qualche modo rassicura. Purtroppo non ho trovato in rete un video che riproduca il "racconto d'estate" che preferisco: quello che ha per protagonisti Marcello Mastroianni e Michèle Morgan. La stazione di "Santa", il treno...mi sembra perfino di risentire l'odore di ferraglie che avevano le stazioni di questa linea quando ero bambina. Papà non aveva ancora acquistato la nostra Seicento, così prendevamo il treno a Riva e andavamo a Levanto, a trovare mia nonna. Nel film Mastroianni dice più o meno: "chissà perché fanno sempre le stazioni nei posti più caldi..." e mi fa ripensare all'odore delle massicciate bruciate dal sole. Probabilmente sto invecchiando, il che è una buonissima notizia. Deve essere per questo che trovo più che mai rasserenante pensare che "Rapallò" è ancora al solito posto di sempre.




lunedì 26 giugno 2017

Cose che accadono d'estate...

...e fanno bene al cuore.





Dedicato a me

Non ho idea di quanti post ci siano in questo blog, non li ho mai contati. Oggi mi sono resa conto che non ricordo i loro titoli e che lo faccio volentieri. Non è mancanza di memoria e nemmeno trascuratezza. Non ricordo ciò che ho scritto per poterlo rileggere all'infinito e provare le stesse emozioni di quando l'ho trasferito su questo foglio. Tutte queste pagine, che parlano di me, di come sono stata, di quello che ho provato nel corso degli anni...mi fido di quello che ho scritto, non ho bisogno di ricordare, di tenere a mente, posso lasciarmi cadere in ogni pagina senza ricordare, sicura di non correre alcun rischio. Ce n'è solo una, che ricordo molto bene e che oggi ho cancellato. Non ho mai cancellato niente qui, non dopo così tanto tempo, come ho fatto oggi. Perché l'ho fatto? Perché in quella pagina c'era scritto, non da me, che la bellezza non esiste. Ci ho messo anni a rendermene conto e oggi finalmente sono andata a cancellarla. È una falsità. La Bellezza esiste, ed esiste chi la vede e cerca di raccontarla. Una busta di plastica tossica può sembrare un candido fiore di magnolia, se il vento la fa ondeggiare piano e la luna le regala un po' del suo candore. Uno può rimanere ore ad ammirarla, senza dormire né mangiare, incantato di fronte a una tale, misteriosa bellezza. Poi il giorno rivela l'inganno, ma non c'è niente di cui lamentarsi: è stato bello vedere ciò che non era ed anche essere ciò che non si era. Poi il vento solleva la busta di plastica tossica e la porta via. La capacità di vedere la Bellezza, invece, rimane.




Estate




Eric Rohmer, Conte d'été



Rivedrei queste scene all'infinito, pensavo, prima di scoprire che sto bene al pensiero di vivere scene come queste all'infinito. Forse per alcune persone esiste questo compito, di ripetere gli arrivi, entrare in una stanza e sistemare tutto ciò che si ha con sé in un armadio, arrivare, semplicemente arrivare. Ancora e ancora. Non so spiegarlo bene, ma Rohmer, sì.

giovedì 11 maggio 2017