domenica 2 febbraio 2014

A misura duomo

Parma, Duomo e Battistero


"Ho sempre avuto un rapporto difficile, ma costante con la città.
Luogo arduo da praticare per chi viene dalla campagna.
Prendo a prestito le scarpe da tennis di Jannacci e la giro volentieri guidato da una cartina strappata da una di quelle guide turistiche che vengono pubblicate ogni anno, sempre sostanzialmente eguali.
Con la cartina mi oriento per vie, chiese, monumenti e sporadicamente musei, e ne vivo criticamente la confusione alla ricerca della essenza del luogo, guidato dai versi della canzone di Gaber ( Quant'è bella la città). Canzone che disattendo, perché me ne torno alla fine in campagna.
E credo che l'essenza della città sia nella sua gente senza identità, nei suoi bus di linea, nella ordinata indeterminatezza in cui ciascuno confluisce. "  Costantino

Mi piace molto questo piccolo viaggio in città che Costantino ha descritto e lasciato accanto ad un mio post. Mi è piaciuto leggerlo e l'ho fatto diverse volte, ripetendo a me stessa, fra le altre cose, quanto sia preziosa la rete quando, come in questo caso, permette di entrare in modo così vivo nella visione interiore che una persona ha del mondo. Questa di Costantino è una descrizione molto coinvolgente, sonora e colorata, piena di sensazioni e suggestioni, di richiami alle radici e al tempo scandito da canzoni che sono anche il mio calendario musicale. Bellissima. Ho assaporato tutto questo piccolo, intenso viaggio in città, ma nella sua conclusione, che mi è sembrata proprio uno sguardo da lontano tornando verso casa, sta forse la ragione principale del mio voler riprendere le sue parole: il desiderio di fermarmi idelamente, proprio in quel punto da cui Costantitno sembra salutare la città prima di lasciarla, e parlarne ancora. Mi permetto di farlo, grazie alla gentilezza consueta di questo signore che non conosco personalmente e che sa stare in rete con realissima e preziosa umanità. 

La frase conclusiva del pensiero di Costantino mi ha suggerito, come ho detto, la visione di un viaggiatore che, uscito dai confini di una città, si fermi per osservarla un'ultima volta da lontano; non è difficile immaginare che i viandanti in epoca medievale facessero lo stesso e che forse proprio davanti a quella veduta da cartolina illustrata decidessero, avvicinandosi alle sue mura, di stabilirsi in quella data città o di lasciarla per sempre, allontanadosi dalle sue porte. Questa immagine mi ha portato a riflettere su quale sia, oggi, il punto da cui possiamo osservare con quello stesso sguardo le nostre città. La maggior parte di esse è circondata dalla così detta zona industriale, che in un certo senso ricorda un po' un immenso fossato o la fascia di terre incolte e inospitali che assediava le mura medievali. Nell'Alto Medioevo la città nasceva in Europa come luogo sicuro, punto di riferimento visibile da lontano, prestandosi ad un'evoluzione che in Italia la portò a rappresentare nei secoli successivi un fortissimo valore identitario non solo geografico o culturale ma politico e di conseguenza sociale. Solo i centri ingiustamente definiti minori, o le "città d'arte" offrono oggi al visitatore questa visione d'insieme capace di comunicare a chi si avvicina il messaggio incredibilmente avveniristico che già dopo l'anno Mille la città comunale custodiva.  Per molti capoluoghi il destino è differente: solo sorvolandoli si può constatare in una sola veduta il processo di trasformazione che ne ha modificato la forma e ampliato il territorio e spesso il fossato industriale si confonde con le aree abitative in quella "ordinata indeterminatezza" che velava di tristezza la conclusione del viaggio di Costantino e che costituisce sempre l'ultimo, inquietante sguardo d'insieme dietro di noi, mentre ci allontaniamo. Ed é quasi sempre il fossato ad accoglierci, quando ci avviciniamo ad una grande città italiana ed è così desolante, così corrosivo dell'identità urbana, della sua storia, da convincerci che oltre non ci sia più nessuna traccia identificabile, nessuno svettare di torri o cupole a ricordarci la preziosa e multietnica cultura di cui siamo intrisi. E questo solo perché ci manca la visione globale della cittade e con essa la memoria rinnovata, quotidiana, del nostro patrimonio culturale. Le città italiane sono isole, arcipelaghi di cultura e mi attraggono, dalle più grandi a quelle ridotte ormai a poche rovine. Allo stesso modo mi attrae il concetto storico e del tutto italiano di città, quello del Pieno Medioevo, quello che ha formato dapprima una coscienza civile e poi in essa e con essa la consapevolezza umanista e l'approccio alla modernità. Percorrere i centri storici è come sfogliare libri ricchissimi di immagini tridimensionali e di suggestioni che hanno fondamenta solide nelle vicende del nostro Paese. Le strade si incrociano ad angolo retto, o più spesso seguendo semicerchi ideali, per poi sfociare nella piazza maggiore, al cospetto di un duomo che è a sua volta biblioteca e non solo libro di orazioni. Tocca scavalcare paludi, fossati, attraversare perigliose contrade, ma la cittade è sempre lì, capolavoro del futuro, a ricordarci la nostra statura e la misura dei passi che possiamo ancora fare.

 
Giovanni Stefani, L'amante felice
Marco Beasley
Ensemble Accordone

6 commenti:

Costantino ha detto...

Grazie per il rilievo dato al mio modesto,arruffato ,improvvisato commento, e per le preziose,felici, considerazioni sull'essenza della città e della vita in città.
E grazie per aver abbinato l'evidenza illustrata del Duomo e del Battistero di Parma.
Parma per me,oltre alle meraviglie d'arte che racchiude (ricordo una mostra dedicata al Parmigianino) è la patria di due persone che ho molto apprezzato.
Giovanni Guareschi che, comunque la si pensi,ha insegnato a volersi bene al di là degli steccati, e Alberto Michelotti,un coraggioso arbitro di calcio, che alla domenica faceva rispettare le regole dello sport con bravura,signorilità e, ripeto, coraggio, ed al lunedì si presentava puntuale al lavoro.
Ma sono cose d'altri tempi, ormai.
Un grande saluto,Costantino.

Ambra ha detto...

Ho apprezzato molto sia l'incipit di Costantino che le illuminate osservazioni riportate nel tuo post e il commento qui sopra.
E condivido appieno le tue parole "questo signore che sa stare in rete con realissima e preziosa umanità" tanto più avendolo conosciuto di persona in un incontro blogger.

Annamaria ha detto...

Condivido in pieno anch'io, come Ambra, le parole che hai usato parlando di Costantino.
Ma ti ringrazio anche per questo tuo splendido e interessantissimo blog che mi propongo di visitare con calma, certa che vi troverò tanti tesori preziosi.

Elio ha detto...

"El purtava e scarp de tennis" come diceva Jannacci, ma con queste, Costantino ci ha portato fino a te. Complimenti per il blog che seguirò.

il monticiano ha detto...

Complimenti, di cuore, per questo tuo post.
Grazie a te e anche a Costantino per avermi dato la dritta.
aldo.

red ha detto...

Ciao Ambra, Annamaria, Elio e Aldo, grazie di cuore per le vostre parole gentilissime e ancora un grazie profondamente sentito a Costantino, per tutto.