Un certo dubbio

Michelangelo Buonarroti
Volta della Cappella Sistina
Adamo ed Eva

" Ho imparato a dire QUASI e SPERO e uso queste parole  al posto di TUTTI e CREDO.
Voglio avere dei dubbi, specie sulla mia capacità di capire, di comprendere  chi mi parla quindi dico Spero invece di Credo.
Voglio avere dei dubbi e non certezze, quindi cerco di non dire Tutti, ma Quasi.
Lo dico apposta anche se a volte mi pare fuori contesto, per obbligarmi a non essere assoluto come i giovani o i cretini.
Devo pur ricordarmi in qualche modo che una  pur modesta esperienza di vita devo pur averla fatta.
Poi in questi anni ho parlato di più con l'Anima, che é uscita dai libri ed é venuta a parlarmi, faccia a faccia, e mi ha detto "pensi che abbia ragione?".
E ho imparato che più spesso di quanto avrebbe desiderato il mio puer, l'Anima aveva ragione.
E ho imparato che mi fa piacere, che non ho più bisogno di resistere."


Mi piace molto leggere i pensieri degli altri, le riflessioni...sono ricche di passaggi a volte segreti, sono vere e proprie opportunità. Spesso leggendo mi ritrovo a percorrere un sentiero che non conoscevo prima o che non ero stata capace di distinguere. In ogni caso mi piace moltissimo stabilire con chiarezza da dove sono partita, quando comincio a godermi i passi e la prospettiva sul mondo. Mi piace che una persona sappia di essere stata il punto di partenza per una tappa imprevista del mio viaggio. Mi piace pensare che chi legge ciò che scrivo possa percorrere il mio cammino fatto di domande, di congetture, di visioni, e andando avanti o a ritroso stabilire una nuova direzione con punti cardinali ribelli, quelli che si scambiano di posto sulle bussole e che però portano spesso a vere e proprie scoperte. Mi piace pensare, quando le mie riflessioni partono da quelle di un'altra persona, di concorrere alla stesura di una mappa, infinita, fatta di tanti passi diversi, sguardi diversi, coordinate diverse sulla stessa Terra.
"Voglio avere dei dubbi, specie sulla mia capacità di capire, di comprendere chi mi parla quindi dico Spero invece di Credo."
È questa la parte dello scritto di Soffio che mi ha colpito di più, perchè mi ha portato a riflettere su questi due verbi:  sperare e credere. Mi sono resa conto di intenderli in modo opposto rispetto a Soffio, pur non discostandomi affatto dal significato che gli conferisce: non mi riferisco infatti al credere come fede o alla speranza come virtù, ma proprio al loro significato di certezza e dubbio. La certezza esiste eccome. Sono certa di essere stata assolutamente certa di qualcosa almeno un milione di volte da che sono al mondo ed ogni volta che sono certa di qualcosa, credo assolutamente, fermamente nella certezza che ho acquisito. Eppure niente mi sembra più incerto di questo, perchè altrettante volte ho avuto prova di come la certezza sia un congegno a tempo. In altre parole, la certezza ha una scadenza e con essa la felice sensazione di "sapere". Del resto anche il dubbio ce l'ha. E sembrano due alimenti studiati con estrema attenzione a beneficio dell'organismo umano, creati per alternarsi perchè questo non soffra mai il digiuno o la privazione della sostanza con cui nutre ed accresce la propria parte interiore. Da qui nasce la mia convinzione, che per non eccedere con le ripetizioni e l'ironia non chiamerò certezza, che credere sia del tutto momentaneo. Sperare invece mi appare come una condizione indiscutibilmente definitiva. Forse perchè presuppone una scelta iniziale, atavica e misteriosa. La capacità di sperare è propria di tutti gli esseri umani, tuttavia credo si possa scegliere di non utilizzarla; se però la si preferisce, se si fa della speranza quella impareggiabile risorsa che personalmente credo sia, questa diventa a tutti gli effetti una condizione immutabile, assume la funzione di motore supplementare e vi si può ricorrere continuamente, soprattutto per attraversare lo stretto passaggio buio che va dalla certezza al dubbio. 
Il fatto è che io non voglio rinunciare a nessuna delle possibilità che mi sono date. Voglio la certezza ed anche il dubbio! A questo proposito mi consola molto la famosa affermazione di Socrate circa il sapere di non sapere. " Io so di non sapere" è la condizione di massima conoscenza cui l'uomo possa ambire ed è una condizione stabile, definitiva, sebbene adottandola l'essere umano appoggi le sue basi su una placca tettonica in movimento, piuttosto che su un antico e più stabile continente. E in questa affermazione, che quando la si pronuncia fa assumere alla voce un naturale tono di sicurezza, ci sono entrambi: certezza e dubbio. Ma da qui si va per un altro sentiero...


Grazie a Soffio per avermi suggerito la strada.

Commenti

francesco zaffuto ha detto…
vi ho letto e in tanti tratti mi ritrovo, saluti