Scene da un Hopper

Edward Hopper
Cape Cod Morning
1950


 La casa volante
( grazie, Signor Rodari)


Un trasloco non è cosa da niente. Non è tanto per la fatica di impacchettare la vita in scatole che non si rivelano mai della grandezza giusta: quella è sopportabile. Un trasloco è una questione di manovre. Occorre essere guardinghi, ma anche decisi e rapidi, senza incertezze. Non perdete di vista le coordinate, suggeriva la guida illustrata, con tono sottilmente allarmante e Kate non smetteva di ripeterlo, sottovoce, ben sapendo cosa avrebbe rischiato, se non avesse seguito alla lettera quel consiglio così premuroso. A molti, infatti, era capitato di non riconoscere più il panorama fuori dalle finestre; ad altri  di non sopportarlo fino a sfuggirlo, nei fine settimana, con la determinazione che hanno i sognatori quando fuggono dal risveglio. Kate sapeva bene che la manovra più importante fra tutte era quella di atterraggio, per questo strinse più forte i comandi mentre sentiva la casa riponderle docile nella discesa.  Orientò il bow window verso il prato ancora incolto, perché sapeva quanto piacesse a Robert sedersi davanti alle finestre la sera, insieme a lei, a guardare la luce liquefarsi piano sul margine appuntito dell'orizzonte. La casa si fermò nell'istante esatto in cui la voce di Robert salì dall'erba secca fino a Kate:- Sei bellissima così, non muoverti - e poi, camminando verso di lei:- saremo felici qui, lo sento. - Kate socchiuse le labbra, per pronunciare finalmente quelle cinque parole che aspettavano da troppo tempo di essere dette. La casa intanto era del tutto stabile, ferma, solida. Sembrava germogliata nel prato.


Dave Brubeck
Take five
TheDathi 

Commenti

Costantino ha detto…
A volte la fantasia è più veritiera della realtà,ed in più fa sognare. Persino chi ha persino dimenticato come si fa a sognare.
La fantasia sa dare ad un racconto qualcosa di simile all'immortalità.