Dopo Carosello


La televisione italiana è l'unico spazio in cui, se si guarda indietro nel tempo, si ha l'impressione di progredire. La ragione è tanto semplice quanto deprimente: l'intera programmazione televisiva che entrava nelle case degli Italiani, soprattutto fino all'avvento del colore, era permeata da una solida, certissima intenzione didattica da parte di chi ne aveva la cura. In effetti si potrebbe affermare che non sia stata la tv ad entrare nelle case, almeno fino all'alba della televisione commerciale, ma che essa stessa abbia portato gli Italiani, i suoi spettatori, fuori dalle mura domestiche e dai confini delle loro comunità. Questa riflessione, tanto frequente ormai in casa mia da essere  quasi banale, è tornata urgentemente necessaria dopo aver assistito al deludente copia-incolla trasmesso su RAIuno col titolo di "Carosello reloaded". Purtroppo i motivi di riflessione sono davvero molti e forse sarebbe del tutto inutile parlarne, data l'evidenza del pessimo uso che si sta facendo di un caposaldo della cultura ( e sottolineo cultura) popolare italiana. Tuttavia c'è un dettaglio, nella povera e martoriata sigla iniziale di questo capolavoro violato, che non solo ritengo meritevole di attenzione , ma ancor più urgente di un richiamo, di un grido d'allarme. Gli autori di questo scellerato copia-incolla hanno pensato di " attualizzare" i siparietti regionali, confezionati a suo tempo con quel gusto "finto Settecento" che imperava nelle vetrinette dei salottini buoni, inserendo nei paesaggi delle allora più conosciute città italiane alcuni personaggi che immagino dovrebbero rappresentare gli Italiani di oggi. Sono tutti inserimenti assolutamente discutibili, ma il tipo con mountain bike, che fa allegramente saltare il tufo di Piazza del Campo a Siena, merita un'attenzione particolare. Questo siparietto, infatti, potrebbe tranquillamente essere preso a simbolo dell' inconsapevolezza degli Italiani riguardo al proprio Paese, alla propria cultura. Siamo davvero diventati così, come la tv e la pubblicità ci rappresentano? O siamo ancora capaci di capire la bellezza in cui siamo immersi, malgrado tutto. Mentre Pompei rischia di perdere la tutela dell'Unesco, un idiota sgomma sul tufo di Piazza del Campo in pieno Palio, sorridente e soddisfatto. E nemmeno una nerbata didattica a farlo rinsavire. Mia figlia sa del Carosello di quando ero piccola e dell'importanza che aveva per noi bambini e ragazzini di allora: ci permetteva di addormentarci sereni, al buio, l'immaginazione affollata di personaggi teneri, buffi, astuti e scorretti, disonesti e altruisti ma tutti sempre esposti al saggio giudizio di un prezioso e ancora abbastanza diffuso buon senso. Oggi c'è da sperare che quest'ultimo compaia in uno spot, acquistabile in confezione maxi o in rotoloni lunghissimi, così da poterne fare buona scorta, ma la pubblicità, si sa, non perde tempo a promuovere i beni primari.




Commenti

Anonimo ha detto…
parole sante...
carlo Klimt ha detto…
molto condivisibile questo post.
Ho pensato tante volte le stesse cose guardando lo squallore della Rai di oggi. Finchè si è pensato che la tv potesse essere educativa lo è stata davvero. Quando si è cominciato a teorizzare che la Televisione dovesse essere solo evasione oppure palestra per Auditel è accaduto il degrado.
Valerio Maruffi ha detto…
A volte penso con rabbia:
"Ma come è possibile che si parli alla gente trattandola da idiota?"
Sono uno stupro alla NORMALE intelligenze certi spot (soprattutto quelli radiofonici)

Altre volte penso al pubblico a cui sono rivolti e mi viene il dubbio che nonostante la banalità e la stupidità siano comunque di alto livello.
Anonimo ha detto…
Concordo su tutto e in particolare sull'invettiva contro lo sciabordito in bicicletta che, da senese, mi secca particolarmente.
Orazio Pecci
red ha detto…
Un grazie di cuore a Karl, a Valerio e all'anonimo commentatore, mi scuseranno se esprimo un entusiasmo particolare nei confronti del commento del signor Pecci: da amante del Palio, che fra poco regalerà la seconda ondata di frenetica magia, il commento di un contradaiolo è davvero lusinghiero e incoraggiante. Se ripasserà da qui, signor Pecci, mi piacerebbe sapere a quale contrada appartiene. Io non sono senese, ma mi ritengo dell'Istrice per dono ricevuto...ovviamente mantengo la dovuta, rispettosa distanza da un contradaiolo vero, però diciamo così...mi appassiono anch'io e veglio...Un caro saluto e grazie!
Anonimo ha detto…
Rieccomi. Per soddisfare la sua curiosità: sono di Camollia. Con stima. Orazio Pecci.
red ha detto…
Camollia è una delle porte della città, mi sembra...amo Siena ma non so a quale contrada corrisponda questa zona...e mi piacerebbe me lo dicesse una persona che vive lì e non wikipedia o simili :) quindi aspetterò che la sua cortesia ripassi da qui. Stima reciproca :), grazie per il suo "riessere", è una piccola e preziosa soddisfazione che lei sia ripassato da qui.
Anonimo ha detto…
Camollia (con l'accento sulla "i") è appunto sinonimo di Istrice.
Invece di wikipedia provi http://www.sienalibri.it/libri.php?ID=508
(i dati oggettivi sono affidabili, l'interpretazione antropologica probabilmente lascia il tempo che trova...)
OP