venerdì 18 maggio 2012

L'ultima stanza in fondo

L'ultima stanza in fondo è vuota; il pavimento è costituito da vecchi listoni di legno e scricchiola, canta quando ci si cammina sopra. Alle pareti ci sono i dipinti e gli affreschi più belli che si possano immaginare, sono migliaia, milioni e spesso si ripetono, mostrandosi comunque diversi perché diversi sono gli occhi che li hanno guardati e accarezzati. Non c'è neppure un millimetro libero su tutte le pareti, eppure la stanza sembra vuota, nel senso più bello che la parola "vuoto" possa avere. E le parole...ah sì..le parole...fluttuano per la stanza, libere di riunirsi come preferiscono, in poesia, in prosa, in canzone, poema, discorso, invettiva...sono libere e volano senza mai fermarsi, se non per assumere una momentanea forma, esprimerne la bellezza..e poi di nuovo sciogliere le righe, i capoversi, e nuovamente fluttuare. Nessuna teme di non essere ascoltata. Nessuna correrà mai il rischio, qui, di essere travisata. Ogni parola sa di avere la sua propria essenza e la porta in sè, con gioia quasi umana. Così Amore vuol dire solo amore, e Musica vuol dire solo musica. Le parole sanno che esistono posti dove vive chi sa farle danzare. Sanno di poter essere raccolte, ed assumere così significati nuovi, anche arditi, sanno che esiste una parola che si chiama Libertà. L'ultima stanza è vuota di oggetti che possano ingombrarla, ospita da sempre la soavità delle cose, l'inconsistenza propria dei sentimenti e delle emozioni, la leggerezza aerea del Pensiero. Somiglia, se la si guardasse da fuori, ad una di quelle sfere di vetro, che se le si muove si popolano di una miriade di pagliuzze dorate, fiocchi di neve, che salgono, si svegliano da un sonno di fiaba per danzare tutti assieme, prima di riposare ancora. Ecco, è così; in questa stanza, se vi si entra con la furia dolcissima delle passioni, senza paura di far scricchiolare il pavimento, accade lo stesso: qualcosa di soffice, leggero, si solleva e sale e bastano pochi secondi perchè si sia avvolti da un pulviscolo di voci, bellissime, vive, ognuna diversa, ognuna recante una differente meraviglia di sè. Sono loro, queste voci, le vere abitatrici di questa stanza, solo loro le padrone assolute. Ognuna di queste voci ha percorso tutta la fuga portando il proprio carico, prezioso e inconfondibile., lasciando in ogni altra stanza in cui è entrata un pezzetto di sè, spogliandosi a volte, rivestendosi a volte. Con sincerità e generosità. 
Ho immaginato da subito che questa stanza esistesse e forse qualche volta ne ho intravisto la porta chiusa; oggi l'ho aperta e so cosa contiene e so perché esiste. So che un po' mi somiglia, per quanto io mi accanisca ad affermare il contrario e so che somiglia a tutte le cose struggenti e inconsuete che ho avuto modo di incontrare fino ad ora. Per questo so che sulla parete di fondo c'è una porta, del tutto identica a quella situata in un'altra casa, in un altro tempo. Nella casa di mia madre, in cui mia madre è nata e ha vissuto fino al giorno delle sue nozze, c'era una porta così. Se la si apriva ci si affacciava su un'aia soleggiata ed esposta ai quattro venti, che però non poteva essere ragginta passando da lì, perché  la porta era al secondo piano e non c'era alcuna scala per scendere sull'aia sottostante. Ecco io immagino di stare uscendo dall'ultima stanza in fondo a questa fuga di stanze proprio per quella porta: non posso lasciare questo posto agevolmente, scendendo comodamente una rampa di scale; devo saltare, giù, più in basso di dove ho vissuto per così tanto tempo insieme ai miei pensieri. Era importante che cercassi di costruire qualcosa che fosse almeno visibile e mi desse l'idea, la possibilità di immaginare e quindi "vedere" che la Bellezza esiste e che la percezione della sua forza non è inutile alla vita quotidiana. Ora non sarà più possibile sentire il sapore amaro della rinuncia o del compromesso, mai più. Prima di andare vorrei lasciare libero in questa stanza un desiderio: vorrei che chiunque entrerà qui lo facesse correndo, spostando, spintonando, rotolando, così che tutto ciò che questo posto  contiene si sollevi e riprenda a danzare ancora.
E adesso esco, in volo.

Tutto quello che ho scritto qui  è giusto che ci sia, così come tutto quello che manca è giusto che non sia qui.

Un bacio, red.