sabato 12 marzo 2011

"...tutto l'amore che può stare dentro una vita."



Della memoria non si butta niente. 
L'importante è che ogni tassello abbia la sua giusta collocazione. Come un mosaico, come un puzzle. Perchè il passare degli anni ha il compito di sbriciolare anche i ricordi. Come una facciata che perde prima il colore e poi l'intonaco, diventando un muro irriconoscibile come tanti altri, nudo, inerme, pronto per essere ingoiato dall'oblìo che, come un impietoso rampicante, lo avvolge e lo nasconde alla vista. 
E allora le tessere della memoria devono incastrarsi bene, per resistere all'assalto del tempo il più a lungo possibile.

Seduto sulla sabbia, con la testa appoggiata a una roccia, ti viene in mente perché la notte scorsa non hai dormito. Troppe brutte notizie, ieri. Vite spezzate o deturpate da violenza, malattie, degrado. E' come se la fragilità e la provvisorietà della vita stessa ti fossero cadute addosso all'improvviso, con tutto il loro ineluttabile peso.
In un attimo si può passare dalla serenità all'angoscia. Dalla vita alla morte. Non ti è ancora ben chiaro, ma hai cominciato a intuire che dispiaceri, spaventi e lutti servono ad apprezzare di più la quotidianità, i gesti semplici di chi ti vuol bene, un sorriso sconosciuto. Sono insostituibili momenti di crescita, dolorosi come tutti i passaggi della vita che ci cambiano, duri e privi di lusinghe, apparentemente disperati.
Mentre sei immerso nei tuoi pensieri senti il labrador abbaiare davanti alla scogliera. Ti alzi e ti avvicini a lui, lo accarezzi e gli chiedi "Cosa hai trovato?". Con un guaito quasi festoso, scodinzolante e trepidante, ti indica con il muso un pezzo di carta piegato nascosto tra due rocce. Lo prendi e lentamente lo apri.
Molto lentamente. E' sicuramente lì da molto tempo, quasi incartapecorito, un po' ingiallito. Devi maneggiarlo con molta attenzione per evitare che ti resti in mano soltanto un mucchio di coriandoli.
Leggi il messaggio e capisci subito che si tratta di una delle lettere dell'uomo rimasto bambino.
Un'improvvisa brezzolina ti spettina con discrezione. L'uomo rimasto bambino...Abbassi lo sguardo e cerchi di ricordare la sua storia.
Enzo, il suo vero nome, oggi ha 40 anni e vive per strada. Parla da solo, scrive poesie su un vecchissimo quaderno a righe e le offre ai passanti in cambio di qualche spicciolo per sopravvivere.
Tanti anni prima, quando aveva soltanto dodici anni, Enzo tutte le settimane d'estate accompagnava il padre a fare pesca subacquea. Arrivavano insieme la mattina presto, quasi sempre la domenica, e, mentre il padre si immergeva nel tratto di mare davanti alla costa, Enzo restava seduto su una roccia ad aspettarlo, ammirato e orgoglioso. All'ora di pranzo facevano rientro a casa con il pescato e per tutto il tragitto Enzo chiedeva al padre quanto erano belli i fondali, se era stato difficile catturare le prede, e prometteva che un giorno sarebbe stato lui a portare ai suoi genitori il pesce fresco tutte le settimane.
In quelle domeniche d'estate del 1980, padre e figlio ebbero appena il tempo di conoscersi, di tenersi per mano e parlare del futuro.
Ma una cosa è parlare del futuro, altra cosa è viverlo.
Una domenica mattina di fine agosto, una bellissima giornata di sole, il padre si mise la muta, entrò in acqua e, prima di sistemarsi il boccaglio, salutò come sempre il ragazzino che lo fissava dalla riva. Poi sparì nel mare calmo e luccicante. Per l'ultima volta.
Come facciamo a sapere quando è l'ultima volta che diamo un bacio in fronte ai nostri figli, guardiamo negli occhi nostra moglie, ne sentiamo il profumo, le passiamo una mano tra i capelli?
Enzo restò ad aspettarlo, immobile sulla solita roccia, quasi fino all'imbrunire, con gli occhi fissi sul mare e sulle barche improvvisamente numerose, finché uno zio non lo riportò a casa provando a convincerlo che il padre aveva avvisato che sarebbe tornato più tardi perché aveva trovato una zona particolarmente pescosa e ci avrebbe impiegato molto più tempo.
Da quel giorno, per cinque anni, Enzo è tornato tutte le domeniche ad aspettare il genitore, seduto sullo stesso scoglio portando ogni volta con sé un biglietto, da lasciare tra le rocce, nel quale raccontava al padre quello che succedeva in casa mentre lui era a pesca. Molti di quei messaggi sono andati perduti, strappati e dispersi dalle onde, mangiati dal vento e dalla salsedine.
Guardi l'orizzonte e ricordi che anni fa trovasti un altro biglietto, uno dei primi. Ne ricordi perfettamente il contenuto. "Ciao papà, come stai? Chissà quanti pesci hai già preso e che fondali meravigliosi devi aver trovato! Mamma dice che sicuramente stai bene e ci pensi sempre. So anche io che è così, perché sai che noi ti stiamo aspettando per farci una grande mangiata di pesce. Mi raccomando, stai attento...hai sempre detto anche tu che in mare non ci si deve fidare mai. Se riesci a farmi sapere quando torni mi porterò dietro la macchina fotografica per farti una foto quando esci dall'acqua con tutti i pesci. Voglio far morire d'invidia i miei compagni di scuola! Ciao papi, ti voglio bene. Saluti anche da mamma. Enzo"
Hai gli occhi umidi, come potrebbe essere altrimenti?, e rileggi il biglietto che hai appena trovato. Forse l'ultimo scritto dall'uomo rimasto bambino.
"Papà, se puoi torna subito, per favore. Adesso abbiamo bisogno di te. Ti ricordi gli esami che doveva fare mamma? Martedì ritira i referti. E' molto triste e credo che ti vorrebbe vicino. Mi ha detto che andrà a ritirarli a piedi e che spera sia una giornata molto luminosa perché al ritorno avrà bisogno degli occhiali da sole. Te l'ho detto, è molto triste, papà. Perciò torna presto, appena puoi. Non fa niente se hai poco pesce. Ho capito, sai, che non hai pescato molto, altrimenti non saresti rimasto tanto tempo in acqua. Non fa niente, papà. Mangeremo quello che c'è e staremo vicino alla mamma, è più importante. Fammi sapere, ti aspetto al solito posto. Ciao. Enzo".
Poche settimane più tardi anche la madre si arrese. Enzo fu affidato a parenti svogliati e per niente intenzionati a gestire il suo disagio.
In poco tempo fu inevitabilmente internato. Troppi anni vissuti senza qualcuno che gli augurasse la buonanotte o gli rimboccasse le coperte. Troppe le ore passate su quella roccia, davanti a domande senza risposte.
Oggi tutto quello che possiede l'uomo rimasto bambino è un quaderno delle elementari dove scrive poesie, rubate ai suoi anni rubati.
Si è alzato un po' di vento. Ripieghi il foglietto e lo rimetti tra gli scogli, un po' più nascosto. Pensi che sia giusto che resti dove Enzo volle custodirlo.
Il tuo labrador, nel frattempo, ha ripreso a giocare con le onde della risacca.
Vorresti che il tempo si fermasse o perlomeno non alterasse mai la tua capacità di godere dei piccoli gesti, della presenza di chi ti ama, dell'amore di chi è assente.
Sai bene invece che il tempo non è illimitato e la mano che adesso stringi un giorno lascerà il posto a petali di rosa, morbidi e profumati. Prima di quel giorno, che non sai quando arriverà, se non vuoi avere rimpianti devi aver vissuto tutto l'amore che può stare dentro una vita.


Mansardo 

Painting: Winslow Homer
Testo: Mansardo
Video: ilproiettore

3 commenti:

red ha detto...

Buongiorno Mansardo, questo racconto mi ha toccato il cuore..grazie, Red

bocchigliero oltre...... ha detto...

...Nessuno sa quanto amore può starci dentro una vita.....e Oltre

achab ha detto...

Ciao Red,complimenti a Mansardo,racconto molto bello.
Buona serata.

Un bacio.