Migrazioni



Ottobre è un mese di migrazioni, gli uccelli lasciano il nido in cui hanno vissuto dalla scorsa primavera e si mettono in viaggio. Quando ancora vivevo sul limitare del bosco, una cincia fece il nido sul nostro balcone: ce ne accorgemmo perchè un mattino trovammo il piccolo vaso appeso al muro misteriosamente riempito d'erba secca e piccoli rametti. Per qualche giorno non vedemmo dell'uccello che il disordine causato dal suo lavoro di costruttore, poi finalmente alcune uova fecero la loro comparsa e alla schiusa potemmo ammirare una magnifica creatura fare la spola tra il nido ed il bosco, tornando con il becco sempre pieno di cibo.
A tempo debito, un pomeriggio di fine estate, uscendo sul balcone per raccogliere salvia vedemmo la mamma che, dal corrimano della ringhiera, invitava con impercettibili incoraggiamenti i suoi piccoli al volo; prima di lasciare il terrazzo per sempre si voltò verso di noi quasi volesse salutarci e con un battito d'ali si allontanò, elegante e fragile, verso il bosco vicino. Ho ripensato spesso a quel momento, quando lasciammo la casa sul limitare del bosco ed ogni volta che o iniziato un percorso nuovo; ho pensato agli uccelli che lasciano il loro nido costruito con fatica,  abbandonano il bosco e tutto ciò che in esso significa certezza di vita e aspettano l'abbraccio del vento, che li solleva e li sospinge lungo le loro strade, aeree mulattiere dove si radunano come invitati ad un banchetto di nozze. Con un battito d'ali si sollevano dal suolo, dal ramo su cui aspettavano il momento di partire, dal cornicione o dal campanile... si levano in volo e sembrano dirigersi verso la profondità dell'universo, lasciando la zattera instabile che è la Terra... e sembra che non atterreranno più. Quel battito d'ali, che apre le immensità del cielo, che spalanca le rotte primitive conosciute da quelli che verranno, somiglia al primo passo che si fa nel partire da un posto, da un oggi, per raggiungere un altro approdo, un altro domani. C'è in quei due movimenti primordiali e semplici tutta la distanza che ci separa dalla prossima meta: il passo successivo, il battito successivo avvengono già "di là", dove dovremo arrivare... pochi centimetri misurati in unità extraterrestri, dove il nostro coraggio si raccoglie o si perde, dove si cambia sentiero e si è già su un altro monte. In questi giorni di ottobre, ventosi e destabilizzanti, mi capita di camminare sotto una pioggia di foglie dorate, attraversare nuvole di semi in volo, osservare gli uccelli che si radunano, incrociare lo sguardo di chi, tempo addietro o forse solo ieri, ha fatto quel passo faticoso... il primo. Mi lascio sospingere anch'io dal vento e, mentre vado per la mia strada, sento intorno il veloce ed armonioso partire, migrazione quotidiana di creature viventi che il desiderio ancora spinge verso un altro viaggio.

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