martedì 30 ottobre 2012

L'alba...dentro l'imbrunire

Diego Velásquez  La Cena in Emmaus


" E il mio maestro m'insegnò com'è difficile trovare l'alba dentro l'imbrunire"
Franco Battiato Prospettiva Nevskij


Piccola considerazione sul viaggio


Il viaggio è la metafora più bella, poetica, efficace per definire la vita. La vita è una proiezione continua di ciò che sarà, attimo dopo attimo. Da piccola andavo a trovare la mia nonna paterna in treno ed era un viaggio vero e proprio, atteso durante la costante immobilità dei giorni ordinari e sempre uguali. Ricordo che salivo sul treno e mi sedevo accanto al finestrino per guardare fuori. Inizialmente mi sedevo rivolta verso la direzione di marcia, ed ogni casa, ogni galleria lungo il percorso, ogni scorcio di mare, erano per me immagini del dopo, di quello che viene dopo la curva, dopo l'attesa. Spesso però, facendo inquietare mia madre, mi sedevo in senso contrario e guardavo il mondo partire a sua volta e allontanarsi da me: i pali della ferrovia correvano verso un dove molto divertente da immaginare e mai uguale; mi piaceva pensare che mentre tutti i viaggiatori erano rivolti col pensiero alla meta, alla stazione di arrivo, c'era tutto un mondo che correva in direzione contraria e non era trascurabile. Col tempo quel gioco infantile molto divertente si è radicato in me in forma di piccola verità, forse di filosofica intuizione e senza rendermene conto ci ho costruito sopra parte di ciò che sono oggi. Sì, perchè esiste il viaggio che si intraprende per cercare, per scoprire, per avvicinarsi, ma anche quello di ritorno. Sono sempre stata assorbita dal primo: i preparativi, la scelta della meta, volontaria o forzata, la fatica e il tempo necessari per raggiungerla, fosse essa un pensiero, un luogo, una persona da comprendere di più. Il viaggio di ritorno invece è sempre avvenuto senza una particolare preparazione, quasi fosse ritenuto da me inevitabile e per questo non urgente di particolari attenzioni. Ora, forse per via dell'età che, avendo io stabilito di vivere fino a cent'anni, è quasi la metà esatta del percorso, mi ritrovo seduta in senso contrario a quello di marcia; per un po', mica per tutto il viaggio. Scopro così che c'è molto nel ritorno, che ancora un mondo corre rapito verso un dove incredibile da immaginare. Sto tornando anch'io da un viaggio importante, per cui avevo molte aspettative. Posso quasi "vedermi" scivolare via all'indietro, mentre guardo fuori dal finestrino del treno che mi porta inesorabilmente avanti. 
Ho riletto il viaggio ad Emmaus che Luca riporta nel suo Scritto. È un viaggio di ritorno, passi a ritroso su un percorso vuoto dei sogni che lo avevano fatto riplendere all'andata. Posso riconoscere nei due che tornano tutta la stanchezza, la delusione, la resa della mia età, la stessa noncuranza per il cammino a ritroso dalle loro apettative. Ma c'è anche qualcuno che insegna loro, camminando. Qualcuno che aiuta a trovare un senso al viaggio di andata, anche se non ha portato ciò che ci si aspettava. Non entro nel merito della fede, pur avendo preso come riferimento un Testo Sacro. Mi fermo all'insegnamento filosofico, che traspare dagli eventi di questo viaggio: i due che vanno, lamentando un dolore profondo, esistenziale in senso assoluto, sono affiancati da uno straniero, che cammina loro accanto e risponde al loro disorientamento con la conoscenza, che è sempre stata scritta, sempre stata lì. Poi giunti ad Emmaus, seduti ad una tavola, lo straniero si presenta, mostra la sua identità e quando loro sono in grado di guardarlo e riconoscerlo ecco che non lo vedono più. Però sono sollevati dall'oscurità del loro dolore, anche se rimangono soli al tavolo di quella locanda. Così, nuovamente, partono per Gerusalemme, per portare il messaggio che hanno ricevuto a chi è rimasto in quella città. Gerusalemme. Che era la meta. Luca scrive " fecero ritorno a Gerusalemme". Tornarono indietro, verso la meta. Ma presumibilmente avranno rifatto in seguito la via per Emmaus, che era il ritorno e non sarà stata più la stessa. Nell'imbrunire si può vedere lo splendore atteso dell'alba.

3 commenti:

unbrivido ha detto...

Anche il ritorno e' un andare ... Lenta sera Red ... Ciao ...

viola ha detto...

Ciao Red, come sempre i tuoi scritti e riflessioni sono molto intensi. Io fra tre anni avrò 50 anni .. non mi pare vero ma è così. Il viaggio di andata è stato ricco di morti e di resurrezioni.. ed ora voglio semplicemente camminare godendomi il paesaggio, avanti o indietro non importa più, solo camminare ed osservare il paesaggio. E sono d'accordo anche io che nel nostro imbrunire potremo vedere una splendida alba :) un bacio

Soffio ha detto...

sempre bello leggerti, mai banale, mai casuale