sabato 13 ottobre 2012

Ad una Voce attesa




Accade all'improvviso, come quando il vento cambia direzione e tutto muta: odori, colori, percezione della sostanza delle cose. Così accade e ti accorgi che non possiedi solo una bocca, ma due. Da piccoli, quando qualcosa ci si para davanti in tutto il suo mistero e non conosciamo ancora il limite fastidioso della paura, afferriamo quel mistero tangibile e lo portiamo alla bocca. Assaporiamo il mistero, con le papille gustative, come fosse pane e tale rimane per sempre. Così accade per ogni cosa che avviciniamo da soli e la bocca è il punto di arrivo e di partenza del mistero; è dove il mistero diventa conoscenza e si trasforma, uscendo parola. Ma le bocche sono più d'una e ci si accorge dell'altra all'improvviso, come cambiasse il vento. Si scopre all'improvviso che esiste un punto cui accostare misteri nuovi e difficili da esprimere in altro modo che non sia ad esempio scrivere e parlo di questo, perché questo è il mio. Questa è la mia seconda bocca, e di chi come me scrive. A questa avvicino il mistero che la mia infanzia interiore si trova davanti e con essa lo assaporo e lo tocco. In essa entra il mistero ed esce, espresso in parola scritta. Per essa passa altro pane, che nutre pensieri e intuizioni, che apre abissi immensi e distende deserti senza fine. Non è mai chiusa. Non è mai muta. È ciò che fa di me un flauto, in cui il pensiero entra ed esce nelle armonie che conosco e possiedo; è il mio portavoce.

3 commenti:

Costantino ha detto...

Il Mistero, avrei tante cose da chiedere,con curiosità e a volte con un po' di rabbia inespressa, a chi lo ha creato.
M è Mistero.

Francesco Zaffuto ha detto...

il nutrimento del cibo e il nutrimento delle parole; una riflessione che ho trovato nel tuo post e che avevo trovato tempo fa leggendo i Veda; essenziale per comprendere ciò che siamo. Ciao buona domenica.

Soffio ha detto...

Meravigliosi particolari, ciao e grazie