giovedì 10 marzo 2011

Viaggio in Italia in compagnia di Goethe



Vicenza, 19 settembre 1786

Non dimenticherò mai la via che da Verona ci ha condotti qui, a Vicenza, molte circostanze me la rendono indimenticabile, non ultima l'averla percorsa insieme ad  un compagno di viaggio entusiasta e colto qual è il mio adorato Goethe. Dal momento della partenza e per tutto il tragitto egli ha annotato, con il consueto acutissimo spirito di osservazione, ogni cambiamento del paesaggio, ogni sfumatura di colore e profumo nella vegetazione abbondante, sottolineando ogni momento, con passione e ammirazione per tutto ciò che è espressione di italianità. Goethe ama davvero l'Italia; il suo sguardo, così preciso e puntuale, non scruta i dintorni con la severità critica di uno straniero in viaggio, ma anzi accarezza dolcemente, direi amorevolmente, il profilo dei contrafforti sabbiosi e calcarei che scorrono a sinistra insieme ai monti, le file di alberi lungo la strada ampia e battuta, la colorata e vociante presenza dei contadini e della gente di ogni sorta che incontriamo lungo la strada. Seduto di fronte a me nella piccola carrozza che ci ospita, Goethe non smette di attirare la mia attenzione su tutto ciò che ci circonda con esclamazioni di meraviglia, o con un lieve tocco della mano sul mio braccio appoggiato al finestrino: gesto tanto inconsueto per un uomo del nord quanto lusinghiero ai miei occhi, perché da questo intuisco il piacere sincero che egli prova nel dividere con me questa avventura italiana. Ecco i paeselli e i casolari sparsi sulle colline ai piedi dei monti; ecco la vasta pianura a destra e le lunghe file di alberi cui si aggrappano i tralci delle viti; ecco il profumo dell'uva matura, il suono chiassoso della strada piena di gente, i carri che trasportano i tini vuoti pronti per la vendemmia, dall'interno dei quali i carrettieri guidano il tiro a quattro dei buoi, strappando  a Goethe esclamazioni di piacevole sorpresa e pittorici paragoni a visionari trionfi  di Bacco.  



Ormai non mi stupisco più della grande vitalità di Goethe. Dopo un viaggio sufficientemente comodo ma molto intenso e fitto di novità, speravo candidamente in un meritato riposo, ma circa mezz'ora dopo il nostro arrivo a Vicenza  un leggero bussare alla porta della mia camera mi avvisa che Goethe mi sta aspettando da basso. Lo raggiungo e scendendo i gradini lo vedo sorridente, ai piedi della scala che porta alle camere della locanda, il viso acceso dall'entusiasmo di essere giunto qui, nella città dove la sua Mignon canterà i fiori di limone. Ha tra le mani un libricino rilegato, che agita nel salutarmi: è un volumetto corredato di incisioni, che guida i visitatori all'incontro con le bellezze artistiche di Vicenza; a Goethe sembra molto interessante e me lo mostra soddisfatto, mentre a passi lesti ci dirigiamo verso l'uscita. Vicenza ci accoglie con i suoi colori, ma Goethe non ha che un nome in mente e i suoi occhi sono brillanti come stelle quando sorridendo lo pronuncia: Andrea Palladio...<< ...un uomo straordinario, sia per quello che che ha sentito in sé, sia per quello che ha saputo esprimere fuori di sé >>. Ammiriamo il Teatro Olimpico, ultima grande opera del Maestro, terminata dopo la sua morte dall'architetto Vincenzo Scamozzi;  la vista delle costruzioni palladiane in città spinge Goethe a numerose riflessioni sulla difficile convivenza di tali capolavori con altre brutture sorte al loro fianco. Non manca di notare quanto l'edilizia dimentichi spesso e volentieri il suo legame con la madre architettura e indulga facilmente nell'accontentare le spesso assurde richieste dei ricchi committenti, a scapito della Bellezza e delle preziose regole della grammatica architettonica. Rientriamo dalla passeggiata giusto in tempo per cenare; più tardi avremo l'occasione di ammirare con tutta calma l'interno del Teatro Olimpico, con le sue splendide scene lignee d'epoca rinascimentale, potremo godere la bellezza delle sue architetture ascoltando "Le tre Sultanine" e  "Il Ratto dal serraglio" di W. A. Mozart. Per la prima volta ceniamo da basso, nel brusio contagioso degli altri avventori; Goethe mi sorride, sollevando il bicchiere che ha appena accolto il profumato vino dei colli vicentini: ricambio volentieri il suo sorriso e unisco il mio bicchiere al suo nel brindisi...il suono cristallino del vetro lucente mi sembra un anticipo di mozartiane armonie.


Il canto di Mignon

Conosci tu il Paese dove fioriscono i limoni
Nel verde fogliame splendono arance d'oro
Un vento lieve spira dal cielo azzurro
Tranquillo è il mirto, e sereno l'alloro
Lo conosci tu bene?
Laggiù, laggiù
Vorrei con te, o mio signore, andare!
Conosci tu la casa? Su colonne riposa ilsuo tetto
La sala splende, rifulgono le stanze,
Statue di marmo immobili mi guardano:
Ma a te, povera bimba, cosa hanno fatto?
Lo conosci tu bene?
Laggiù, laggiù
Vorrei con te, mio signore, andare!
Conosci il monte, il sentier che gira nelle nuvole?
Cerca il mulo la strada nella nebbia
Nelle rotte si cela la stirpe dei draghi
La roccia precipita, su di essa il torrente:
Lo conosci tu bene?
Laggiù, laggiù
Porta il sentiero, signore, andiamo!

J. W. Goethe





Brani tratti da
Viaggio in Italia
1786-1788
di Johann Wolfgang Goethe
nella traduzione di Eugenio Zaniboni
Titolo originale dell'opera: Italienische Reise
 Ottavio Bertotti Scamozzi 
Le fabbriche e i disegni di Andrea Palladio...
Versi: J. W. Goethe, Il canto di Mignon 
dal romanzo 
"Gli anni di apprendistato di Wilhelm Meister"
Robert Schumann, Lieder "Mignon" Op. 98a n°1

6 commenti:

Lara ha detto...

Meraviglioso questo tuo post, cara Red!
Una volta l'Italia era decantata dai Grandi.
Grazie e ciao!
Lara

red ha detto...

Grazie Lara, speriamo che si torni a parlare così di noi nel mondo... buona serata, un sorriso, Red

Massimo ha detto...

ciao Red,
valeva la pena leggerlo tutto...
grazie molte e un caro saluto. complimenti.

red ha detto...

Ciao Massimo, sono contenta che ti sia piaciuto, un abbraccio e un buon fine settimana...

achab ha detto...

Ciao cara Red,bellissimo post,fatto con stile e classe.
Buona serata.

Un bacio.

red ha detto...

Ciao caro Achab, grazie per le tue parole, buona serata anche a te, un abbraccio.