domenica 20 marzo 2011

Il tortello alchemico - 3



Fontanellato conserva ancora il suo fascino antico; a guardarla così, nel sole del primo pomeriggio, sembra che il tempo non sia passato e le eleganti proporzioni della Rocca Sanvitale, il suo fossato che richiama alla mente cavalieri in armi e dorati finimenti  sui cavalli, tolgono ogni eventuale dubbio sulla fama di centro di cultura ed arte raffinata di cui questa piccola corte poté godere sotto il governo di Gian Galeazzo Sanvitale. Entriamo nel cortile interno, passando sotto un arco decorato ad affresco; qua e là si possono ancora vedere, ottimamente restaurati, preziosi frammenti di decorazione murale. La visita agli ambienti si articola in due parti: gli appartamenti del piano nobile e lo stanzino di Diana, che curiosamente si trova al primo piano. Cominciamo dalle stanze del piano nobile, dove sono conservati dipinti ed oggetti legati alla storia della Rocca. Verso la fine del percorso, passando per una sala, la mia attenzione è catturata da un paio di ventagli settecenteschi, deliziosi, appoggiati su una mensola; proseguiamo il giro e finalmente arriviamo al piano inferiore, dove una piccola coda di visitatori, per lo più stranieri, attende disciplinatamente il proprio turno per entrare nello stanzino. Mi dispongo ad una breve attesa, infatti può accedervi un numero limitato di persone, date le sue ridottissime dimensioni; ne approfitto per osservare l'anticamera che ci ospita..è anch'essa piuttosto angusta, le porte sono basse e strette; lo faccio notare al mio accompagnatore, il quale bisbigliando mi spiega che quell'area della Rocca era destinata al personale di servizio, ad un uso funzionale, non certo ad accogliere nobili in visita. Davvero non capisco...scruto con insistenza l'ingresso allo stanzino, oltre le teste dei visitatori in attesa:- Doveva avere un motivo davvero particolare il conte Sanvitale, per farsi affrescare un locale così angusto in un punto così nascosto della sua Rocca - sussurro al mio accompagnatore.
Finalmente entriamo... la prima sensazione che mi assale letteralmente, quasi inconcepibile in un luogo così chiuso e stretto, è di trovarmi all'aperto, tra le fronde di un mitologico bosco; l'affresco sovrasta la mia testa, mi volto seguendone lo svolgersi pittorico e narrativo, compiendo un giro completo su me stessa e l'intensità dei colori in perfetto stato di conservazione, la forza delle figure...tutto mi travolge e mi trasporta in quel bosco, sotto quelle piante..divento spettatrice della scena, di più..partecipe della sua rappresentazione. Sono senza parole per la bellezza che ho di fronte; c'è una freschezza nei toni delle foglie, nell'incarnato di Diana, nell'eleganza selvatica del cervo Atteone, che la mia curiosità sull'alchimia, sulla simbologia dolorosa non ha più alcun senso: la Bellezza è l'unica ragione dell'esistenza di questi affreschi, la Bellezza e il piacere intenso che conforta l'animo di chi l'ammira. Il mio accompagnatore mi sorride, non è impreparato ai miei turbamenti "pittorici", poi mi prende dolcemente per un braccio e mi sospinge verso il lato dello stanzino da cui si può godere l'inizio del racconto affrescato. Mi indica una scritta, che corre lungo tutto il perimetro e funge da fregio all'affresco vero e proprio: sono parole di Ovidio, dalle Metamorfosi, mi spiega; il significato è più o meno questo: Oh Dea, perché se Atteone è giunto qui solo per caso, tu lo dai in pasto ai suoi cani per punizione? Solo una colpa giustifica un tale castigo, una tale ira non è motivo per una Dea:- Già nella scritta c'è un riferimento molto chiaro al lutto che colpì i coniugi Sanvitale e Paola Gonzaga in particolare, in quanto madre; la perdita di un figlio è sempre inaccettabile, la sua ingiusta ferocia è rappresentata proprio dal cacciatore senza colpa, che per caso incontra  e guarda una Dea, per gioco del fato osa l'inaccettabile..e viene punito ingiustamente, come ingiusta è la punizione inflitta alla madre cui viene sottratto il bene più prezioso:- Ma non basta - prosegue la mia guida - alza lo sguardo e percorri le lunette che interrompono le varie scene: vedi le due coppie di bambini? Rappresentano i quattro figli della coppia e uno di loro indossa una collana di corallo, tenendo in mano ciliegie. Sono due simboli iconografici molto espliciti: le ciliegie rappresentano la morte, o anche il Cielo inteso come Paradiso; il corallo già nel Medioevo era ritenuto  efficace contro le malattie infantili, gli si attribuivano molte proprietà - Poi mi porta verso una figura femminile, che gli esperti ritengono essere il ritratto di Paola Gonzaga, anche questa reca un simbolo inequivocabile: tiene tra le dita due spighe, di cui una spezzata - Chiaro riferimento al suo terribile lutto- conclude il mio accompagnatore. Ma Paola ha nell'altra mano una coppa, che si potrebbe identificare con un calice eucaristico...e le spighe ne potrebbero essere il completamento simbolico. La mia guida annuisce e ribadisce quanto sia aperta la strada alle interpretazioni in questo piccolo, nascosto gioiello dipinto; poi mi riconduce alla pittura, facendomi notare nel tratto del Parmigianino l'impronta forte  del Correggio:- L'impostazione di questi affreschi, la decorazione della volta che imita l'intreccio di canne, ricordano molto gli affreschi del Correggio nella "Camera della Badessa" presso il Convento di San Paolo a Parma; si ritiene che il Parmigianino abbia potuto vedere quella stanza  e che ne sia stato molto influenzato ... - Il tempo a nostra disposizione è terminato, prima di lasciare lo stanzino di Diana, ma dovrei dire a questo punto di Paola, concedo allo sguardo di ripercorrere il tracciato di bellezza viva dei colori e delle figure dipinte; Parmigianino... Correggio....mentre usciamo nel dolce sole del tardo pomeriggio non posso fare a meno di canticchiare fra me la strofa iniziale di un  brano di Paolo Conte :- Il Maestro è nell'anima e dentro all'anima per sempre resterà... - La Rocca, con i suoi segreti svelati solo in parte, si specchia austera e bellissima nell'acqua ferma del fossato.


Photo: Red
Affreschi della "Camera della Badessa" 
Convento di San Paolo, Parma

Per chi ama scoprire i segreti che si celano dietro le opere d'arte, ecco un link interessante che vi porterà ad esplorare l'affascinante ipotesi di un legame pittorico e simbolico tra la figura storica di Paola Gonzaga e il dipinto "Madonna dal collo lungo" del Parmigianino, conservato presso la Galleria degli Uffizi a Firenze.

8 commenti:

Salomé Guadalupe Ingelmo ha detto...

Mi mancano talmente tanto i cavalieri medioevali... Abbraccio.

Lara ha detto...

Grazie Red per questo tuo illuminarmi: è incantevole e commovente il racconto che fai di questa visita alla rocca Sanvitale!
Affascinante l'interpretazione dei simboli che riporti.
Ancora più comprensibili, pensando a quella povera madre.
Un abbraccio e buona giornata!
Lara

viola ha detto...

Che meravigliosa descrizione Red, mi è parso di vedere con i tuoi occhi tutta quella bellezza :)
buona domenica

red ha detto...

Un abbraccio grande abbastanza per contenere Salomé, Lara e Viola e l'augurio di un inizio settimana tranquillo...a passo d'uomo...no, meglio, di donna! Un sorriso, Red

achab ha detto...

Ciao Red,molto bello il tuo post,notevole la tua presentazione,grazie del Link.
Serena serata.
Un bacio.

red ha detto...

Grazie Achab, sono contenta che ti sia piaciuto, un abbraccio e un buon lunedì...

Antonio Andreatta ha detto...

un luogo pieno di fascino, che mi ha incantato e che tu così sapientemente hai valorizzato...non ero entrato e vedrò presto di colmar la lacuna ma tu come sempre hai già aperto i miei occhi. Ciao Red e grazie dei saluti da spartir con Silena...anzi doppio ciao.

red ha detto...

Ciao Antonio..serena notte e buonissimo giorno