domenica 23 gennaio 2011

Viaggio in Italia in compagnia di Goethe



Verona, 16 settembre 1786

<< Son salito sull'orlo dell'anfiteatro, che ha l'aspetto di cratere, nell'ora del tramonto e ho goduto la vista più deliziosa sopra tutta la città e dintorni. Ero perfettamente solo, mentre in basso, sul largo marciapiede di Piaza Bra, una folla di uomini di tutte le condizioni e di donne del ceto medio andavano a spasso. Quest'ultime con le loro sopravesti nere, vedute così a volo d'uccello parevano altrettante mummie...Quest'oggi, al mio ritorno dall'Arena,mi sono imbattuto a qualche migliaio di passi da lì, in uno spettacolo pubblico di genere nuovo. Erano quattro gentiluomini di Verona che giocavano a pallone contro quattro di Vicenza. A questo gioco si divertono qui tutto l'anno, per circa due ore prima di notte. Questa volta c'era molto concorso di popolo per esser gli avversari forestieri. Vi saranno stati non meno di quattro o cinquemila spettatori. Donne non ne ho viste, di nessun ceto.>>



Tiziano, Pala dell'Assunzione
Goethe è affascinato da Verona; si aggira per le vie della città con l'entusiasmo di un bambino, godendo i colori e i suoni che scandiscono ovunque i ritmi della vita quotidiana. Mentre passeggiamo sottobraccio, ogni tanto si ferma , di colpo, attratto dagli abiti dei passanti, chiede informazioni alla nostra guida circa i nomi dei costumi..li ripete più volte sorridente:- Io non intraprendo questo viaggio per ingannarmi - mi dice con tono sommesso - bensì per imparare a conoscere me stesso...- e ribadendo la sua impreparazione nel valutare un'opera d'arte, rimarcando il suo approccio unicamente sensoriale con il Bello, mi conduce al nostro primo appuntamento con la pittura: la Chiesa di San Giorgio, vera e propria pinacoteca, ricca di pale d'altare, dove spiccano Felice Ricci, Francesco Caroto, Paolo Farinati: il fiore del Rinascimento veronese. Usciamo all'aria aperta, mentre Goethe ancora mi confessa di non apprezzare il tema di alcuni dipinti appena veduti:- Ma quei poveri diavoli di artisti che cosa han dovuto dipingere e per chi? - Solo l'abilità dei pittori lo convince a lasciarsi coinvolgere dall'armonia dei colori e delle forme. La nostra passeggiata pittorica prosegue fino al Duomo dove, dopo uno sguardo ammirato d'insieme, ci dirigiamo senza indugio verso la grande Pala del Tiziano, L'Assunzione di Maria, i cui colori sono piuttosto offuscati dal tempo. Goethe mi rivela, quasi bisbigliando, di essere molto colpito dalla posizione in cui Tiziano ha immortalato la Vergine; in particolare l'inclinazione del capo di Maria rivolto non al cielo, come si vede nella maggior parte dei dipinti a questo tema, ma piegato verso il basso, con grazia, quasi a voler sottolineare la costante attenzione della Madre di Cristo per l'umanità intera.
Il suono dei nostri passi accompagna la nostra uscita dal Duomo, passeggiamo ancora, mentre sta per scendere la sera; Goethe si guarda attorno con meraviglia ed eccitazione, non ancora abituato a vedere le vie riempirsi di vita col calare delle ombre notturne. Mi parla del suo Paese, di come i giorni e le notti siano scanditi da altri suoni, più silenziosi e cupi, ovattati dalla nebbia; mi mostra un foglietto, su cui ha annotato in forma di schema un metodo per contare le ore all'uso italiano, tenendo conto della luce..dei rintocchi delle campane: circolo comparativo dell'ora tedesca ed italiana, così lo ha chiamato...mi lascio trascinare nella sua lunga e complessa spiegazione con gioia, domani proseguiremo la nostra passeggiata pittorica, intanto intorno a noi le prime carrozze incrociano i passanti che rientrano dal lavoro alle loro case..la vita gioiosa ci circonda e noi ci lasciamo catturare dalla dolcezza di questa sera settembrina..a Verona.





Brani tratti da
Viaggio in Italia
1786-1788
di Johann Wolfgang Goethe
nella traduzione di Eugenio Zaniboni
Titolo originale dell'opera: Italienische Reise

Nessun commento: