venerdì 14 gennaio 2011

In love with Shakespeare (8)



Sonnet XIV

Not from the stars do I my judgement pluck;
And yet methinks I have Astronomy,
But not to tell of good or evil luck,
Of plagues, of dearths, or seasons' quality;
Nor can I fortune to brief minutes tell,
Pointing to each his thunder, rain and wind,
Or say with princes if it shall go well
By oft predict that I in heaven find:
But from thine eyes my knowledge I derive,
And, constant stars, in them I read such art
As truth and beauty shall together thrive,
If from thyself, to store thou wouldst convert;
Or else of thee this I prognosticate:
Thy end is truth's and beauty's doom and date.



Sonetto 14

Io non traggo i miei giudizi dalle stelle,
eppur mi sembra di capir l'Astronomia,
ma non per predire buona o cattiva sorte,
pestilenze, carestie o volver di stagioni;
né so leggere il destino agli attimi fuggenti
segnalando a ciascuno tuoni, pioggia e vento
o a principi svelare se avran buona fortuna,
grazie ai presagi che raccolgo in cielo.
È dai tuoi occhi che traggo il mio sapere
e, astri costanti, mi dettan questo dire:
virtù e bellezza prospereranno insieme
se in fecondo vivaio trasformerai il tuo io;
diversamente tal profezia ti volgo:
la tua morte sarà fine di ogni virtù e bellezza.




Painting: Lucas Cranach
Testo: Shakespeare's Sonnets
Traduzione: ShakespeareWeb
Controtenore: Philippe Jaroussky
Antonio Vivaldi, Vedrò con mio diletto

2 commenti:

Massimo ha detto...

just magic !

red ha detto...

Buongiorno Massimo, grazie!