Primo amore

Les amoureux



Il primo amore  (Carlo Groppi)             

Dato che ero figlio del musicante
tante giovani ragazze ballavano con
me!

In quelle cucine grandi, col camino,
il fuoco acceso ed il vino che scaldava
il cuore, più d'una volta s'è intrecciato
il mio destino con l'amore vero.
Cieli stellati, l'abbaiar dei cani
diamanti di gelo sopra i prati,
ed il tenue raggio che ci offriva la luna,
accompagnavano le veglie contadine
da Bruciano, al Gallinaccio, alle
Magrine.

Ed io tra tutte ne stringevo una
che sol da me si facea baciare,
gli occhi pensosi, né brutta, né bella,
ma dal suo cuore una fiamma
s'irradiava ai confini del mondo
ed anche il mio bruciava!

Ci siamo perduti lungo l'aspro
cammino della vita.
Né ho notizia se sei viva
o morta o se d'allora anche ricordi
il tempo delle veglie ed il profumo
del trinciato fieno,
                                        ed il tepore
che, tra le bestie quiete della stalla,
avvolgeva materno il nostro primo
amore.
                                            
"Stella d'argento" orchestrina jazz - Castelnuovo V.C. (PI)  1944 -1951





Mia madre mi racconta da molti anni, con la stessa nostalgia, i giorni felici della sua infanzia e della sua gioventù. Sono episodi a volte dolorosi, quasi sempre sereni, scanditi dal trascorrere del tempo misurato non in mesi ed anni, ma  stagioni, giorni e notti, pioggia e sole. Le "veglie" contadine, serate trascorse al tepore dei camini, a raccontare storie, a cucire, a riparare attrezzi per la stagione della semina, sono uno dei temi più ricorrenti nel suo racconto. I suoi ricordi sono tanto vivi, mentre li ripercorre con il cuore tremante, tanto netti e limpidi che sembra anche a me di averli vissuti, di essermi scaldata al calore di quel fuoco, consolata al dolce ricorrere di quella serale consuetudine. Questa poesia, tratta dalla raccolta "La cometa Swan" di Carlo Groppi (2007), è un piccolo cantico  a quel tempo a me sconosciuto, la cui cristallina nitidezza scolpisce ancor più a fondo nel mio cuore i tratti di un'identità remota insostituibile.





Painting: Emile Friant
Music: Benny Goodman, South of the border



 Strani folletti, i rimpianti...




Mio padre ultraottantenne rimpiange i suoi quattordici anni.
“Quando avevo 13, 14 anni ero libero, spensierato, felice come non sono mai più stato nella mia vita”.
Essendo del 1929, i suoi quattordici anni caddero nel 1943. Non esattamente un anno facilissimo.
C’era la guerra, la famiglia di mio padre era sfollata, come tante.
Si aveva un vestito e un paio di scarpe per tutto l’anno e quindi meno si usavano meno si consumavano.
Si mangiava quello che c’era, ringraziando comunque.
Per andare a scuola, mio padre e suo fratello dovevano percorrere quotidianamente a piedi sei chilometri all’andata e altrettanti al ritorno, prevalentemente attraverso i campi. Sotto il sole o sotto la pioggia. Cercando di non sciupare troppo i vestiti. E le scarpe. Andando anche scalzi, dove possibile. Correndo tutti i giorni il rischio di saltare su una mina inesplosa. O di farsi sorprendere da un bombardamento in piena campagna.
Quattordici anni dando calci a un pallone di stoffe ormai troppo logore anche come stracci, pressate e tenute insieme da due giri di spago.
Con il permesso di usare (per poco tempo e con molta attenzione) la bicicletta, soltanto quando non serviva per le esigenze della famiglia.
Quattordici anni correndo dietro un cane sino allo sfinimento, giocando con lui nel fango, rotolandosi nell’erba e talvolta addormentandosi assieme vicino alla cuccia.
Con la sfrontatezza di fare (senza permesso, ovviamente) visite notturne nel cimitero del paese, per regalarsi il brivido del proibito e avere qualcosa da raccontare agli amici.
Non esistevano l’acqua corrente, la tv, internet, il cellulare. L’automobile e gli elettrodomestici erano un lusso alla portata di pochissimi.
C’erano la fame, il freddo, la paura e tantissima incertezza.
Ma sono bastati il sole, l’aria, la libertà e la fantasia per rendere quei quattordici anni irripetibili e indimenticabili agli occhi di un antico bambino.
Ms


Painting:Ozias Leduc,Boy with bread
Testo originale: Mansardo


Commenti

Sile ha detto…
Grazie ed auguri Red. Sile
red ha detto…
Grazie a te.. per i miei auguri ripassa verso la Vigilia se puoi... Perdonami la scarsa conoscenza dei mezzi informatici, ma come posso lasciare sul tuo splendido blog l'eco delle profonde emozioni che le tue immagini suscitano nel mio cuore?...
Massimo ha detto…
questo post è molto bello Red... adoro le vecchie foto..
ciao ciao , a presto.