mercoledì 8 febbraio 2017

Pensare in sardo


Andrea Mantegna
Camera degli sposi, Mantova
particolare

Oggi mentre seguivo in rete una conferenza di Remo Bodei mi sono ritrovata ad ascoltare la sua voce come fosse una musica. Non è solo una questione di accento, sebbene i suoni che il sardo regala alla lingua italiana siano veri e propri accordi. Quello di cui parlo è la musicalità del pensiero. È questa lingua, così latina; la gente che la parla, che nasce in questo piccolo continente inosservato, che traduce il primo pensiero compiuto con la sua grammatica, sviluppa nel tempo la capacità di pensare in modo così logico e quindi così armonioso da trasmettere a chi come me ascolta da lontano la sensazione di ascoltare una partitura. Mi sono chiesta per molto tempo quale fosse il modo migliore per viaggiare in questa cultura straordinaria e per un po' ho pensato che fosse percorrerla a piedi, a passo lento e regolare, come si fa sulle crose, le vie pedonali liguri che sono come cuciture di pietra sull'orlo dei monti che arrivano al mare. Oggi però, mentre ascoltavo Bodei, mi sono resa conto che sto viaggiando in Sardegna per una via molto particolare, quella del pensiero, del pensare in sardo. Ho conosciuto molte persone che parlano questa lingua unica e viva, persone che vivono sull'Isola e nemmeno si accorgono di essere strumenti di un pensiero così musicale. La Sardegna è meravigliosa, ma la gente sarda è qualcosa di più particolare, è il respiro dell'Isola, è la sua linfa. Basta guardare la gente, basta ascoltarla parlare per ricevere le coordinate precise del punto dell'Isola in cui ci si trova, perché puoi essere a Sassari, ammirando l'acume, la colta ironia che traspare dalla sua parlata e ritrovarti di colpo fra le montagne di Oliena e riconoscere i posti, gli alberi, il fuoco acceso, l'inverno, l'orgoglio umile di essere parte vivente dell'Isola nel modo di parlare di una signora barbaricina dal cuore generoso e fiero, che ti accoglie offrendoti la sua casa. Ascoltare la lingua sarda è come salire sulla cima di un monte come ce ne sono intorno a Sassari, montagne diverse da quelle della Barbagia, prive di vegetazione e sormontate spesso da castelli costruiti da famiglie dai cognomi a me molto familiari, come i Doria, o più ancora i Malaspina e i Fieschi, conti di Lavagna, la cui storia si intreccia spesso con quella sarda e sassarese. Da lì lo sguardo arriva lontano e così accade ascoltando la lingua sarda, per via delle varianti che scorrono nelle sue parole e della straordinaria, coltissima musicalità del pensiero distillato con millenaria pazienza.




giovedì 2 febbraio 2017

Le città invisibili

"Tutte queste bellezze il viaggiatore già conosce per averle viste anche in altre città. Ma la proprietà di questa è che chi vi arriva una sera di settembre, quando le giornate s'accorciano e le lampade multicolori s'accendono tutte insieme sulle porte delle friggitorie, e da una terrazza una voce di donna grida: uh!, gli viene da invidiare quelli che ora pensano d'aver già vissuto una sera uguale a questa e d'esser stati quella volta felici. "

Da Le città e la memoria - Le citta invisibili, Italo Calvino




Pinacoteca Mus'A
Sassari