mercoledì 3 giugno 2015

Compagni di viaggio


Ho cambiato casa da quasi un anno ormai. Dove abitavo prima stavo molto male. Poco prima di traslocare, quasi il trasloco fosse stato la linea di un'addizione, ho scoperto di avere un tumore. Ho vissuto nella casa di prima per sette anni, ero arrivata lì da un'altra casa, bellissima, situata sul fianco di un alto monte a picco sul golfo. Avevamo un grande giardino lassù, pieno di piante: alberi da frutto, arbusti profumati, rose inglesi, tulipani e degli iris viola che un anno fiorirono da sotto uno strato sottile di neve. Avevamo una scala ripidissima, la scala per il Paradiso, così la definì Don Franco quando venne a bendire casa la prima volta, e a metà scala un pianerottolo e sul pianerottolo un albero di limone che germogliava ad ogni primavera, nonstante le temperature rigide di lassù. Quando ci trasferimmo a valle lo portammo con noi, più per egoismo affettivo che altro, dato che non avremmo avuto un giardino. Arrivati alla nuova casa lo sistemammo lungo l'argine del torrente che scorre lì vicino, in una terra di nessuno. Si ammalò, come me. Dove viveva prima, lassù sul monte, era così forte e sano da sopportare il gelo di ogni inverno e le formiche, che usavano i suoi rami per portare al pascolo minuscole mandrie di acari addomesticati. Portava a maturazione un numero impressionante di frutti, profumati e grandi, di forma piuttosto allungata, molto belli. Sull'argine perse le foglie, l'umidità della zona lo colpì duramente. Le nostre finestre di allora affacciavano su quell'argine e potevamo vederlo. Non ho mai pensato di affidarlo a nessuno. Forse ho addirittura pensato di morire insieme a lui, lentamente, col tempo. La settimana scorsa, dopo tanto tempo, siamo scesi sull'argine richiamati dal verde acceso e lucente di un ciuffo di piccole foglie. Ci siamo accorti così che il nostro limone era ancora lì e non era morto affatto. Lo abbiamo recuperato, era ancora nel suo vecchio vaso. Non lo abbiamo rinvasato, lo abbiamo semplicemente portato sul pianerottolo della nuova casa, che è ben esposto, caldo e soleggiato. Mia figlia ha detto:- Sai che ho scoperto una cosa bellissima? Ho scoperto che le piante ascoltano e se parli con loro sono felici e crescono meglio - Come avrà fatto il mio limone a sopravvivere senza nutrimento, senza essere annaffiato, malato, per sette anni...poi ho ripensato a quelle finestre, da cui potevo vederlo soffrire, come me. E mi sono resa conto che anche lui poteva vedere noi. Forse ci ha ascoltato. Forse il suono delle nostre voci gli è sembrato il suono di casa e ha resistito. Oggi ho guardato le sue foglie, hanno cambiato tonalità di verde, sono più scure e più grandi. Sta cercando di crescere, di tornare quello che era, un bellissimo albero di limone, di tornare quello che è, come me. Sono felice che siamo ancora insieme, qui.