domenica 23 giugno 2013

Variazioni

Il mio amico G mi parla spesso della clandestinità. Lui utilizza questo termine per definire tutte quelle cose, piccole o grandi, sicuramente belle e personali, che assapora quotidianamente mentre conduce la sua vita. Mi piace molto questa parola, malgrado sia ormai utilizzata per indicare una condizione triste, dolorosa, dove l'invisibilità è dimenticanza, alienazione, inesistenza di un individuo. Il mio amico G, autorevole nel conferire nuova vita a certe parole, considera clandestino tutto ciò di positivo che inaspettatamente arriva dalla vita, dalle ore di un giorno, dai minuti di un'ora. Questo mi ha fatto pensare alla musica e ad un certo modo di cantarla, metafora molto facile riferita alla vita. La vita è senza dubbio uno spartito ed è meravigliosa, diversa per ognuno nonostante le note siano sempre le stesse. La clandestinità di cui mi parla G potrebbe essere individuata nelle variazioni che la voce può concedersi rispetto allo spartito: variazioni bellissime, improvvisate, uniche e irripetibili, da eseguire sul momento con fiducia e senza paura. La vita, per quanto piena e bella, ha delle pause mute.


 
Bobby Darin  Mack The Knife

martedì 18 giugno 2013

" Nothing is ever really lost, or can be lost..."


Continuities

Nothing is ever really lost, or can be lost,
No birth, identity, form - no object of the world.
Nor life, nor force, nor any visible thing;
Appearance must not foil, nor shifted sphere confuse thy brain.
Ample are time and space - ample the fields of Nature.
The body, sluggish, aged, cold - the embers left from earlier fires,
The light in the eye grown dim, shall duly flame again;
The sun now low in the west rises for mornings and for noons continual;
To frozen clods ever the spring's invisible law returns,
With grass and flowers and summer fruits and corn.



Da Leaves of grass - Fancies at Navesink



Continuità

Niente è davvero perduto, o può esserlo,
Nessuna creatura, identità, forma - nessuna cosa del mondo.
Né vita, o forza, o altra cosa visibile;
L'apparenza non deve impedire, né lo spostarsi del centro confondere la tua ragione.
Vasti sono tempo e spazio - vasti i campi della Natura.
Il corpo, inerte, vecchio, freddo - le ceneri rimaste dell'ardore di un tempo,
La luce nello sguardo divenuta fioca, di nuovo avvamperanno a tempo debito;
Il sole ora basso ad occidente sorge continuo per mattini e sere;
Alle zolle gelate la legge invisibile della primavera sempre ritorna,
Con erba e fiori e frutti dell'estate e grano.


traduzione: red


Ciao Massimo! Ho chiesto al tuo adorato Whitman di aiutarmi a rendere il mio abbraccio per te il più vero possibile! Grazie per la gioia che mi dà ritrovarti!


martedì 4 giugno 2013

Lettura iconologica, preparando il pesto


- Guarda questo dettaglio...è un particolare della "Festa in casa di Levi" del Veronese. Mi piace moltissimo questo pittore. Ha un modo di raffigurare gli esseri umani...è teatro, cinema, fotografia... Ho letto che il dipinto ebbe qualche noia con la santa Inquisizione, perché in origine era la rappresentazione dell'Ultima Cena, ma la composizione dell'opera, la posizione delle figure pressoché di spalle rispetto a Gesù, i motivi popolari, la collocazione stessa della scena non furono graditi al clero. Veronese non accettò di apportare alcuna modifica, scelse di cambiare il titolo del dipinto, aggirando l'ostacolo con grande intelligenza.

- È notevole e particolare...

- Mi piaceva l'idea di utilizzare questo dettaglio per dare corpo al concetto di pensiero...le architetture sullo sfondo mi fanno pensare alla tensione dell'uomo verso un pensiero perfetto, l'architettura potrebbe essere definita l'espressione concreta del più alto pensiero umano?

- Beh...tutta la scena di questo dipinto ha alle spalle una città, concetto molto cinquecentesco, che ricorda inevitabilmente La città ideale nelle sue diverse versioni...

- Sì, la vedemmo ad Urbino...

- Sì, dipinta da Piero della Francesca...

- No, a me sembra di ricordare da un minore...la cercherò...

- Comunque sia: quando pensiamo al Paradiso, abbiamo spesso in mente il Paradiso Terrestre......verdi colline, armonia di una Natura rigogliosa......Però, essendo il Paradiso un posto per gli uomini, è più logico pensare a una città. Forse il Veronese la intese proprio così...guarda la scena: ci sono due scale per accedere al porticato sotto cui si svolge il Cenacolo. Gli uomini le salgono, manifestando ognuno la propria umanità. Il Cristo seduto alla Tavola rappresenta l'Eucarestia, cioè il tramite, il passaggio per il quale l'uomo arriva al Paradiso..

- ..che è la città rinascimentale..

- sì, la città ideale, perfetta nelle proporzioni, il pensiero umano più elevato, generatore di bellezza, ordine, pace. Ma potrebbe essere anche il tentativo del pittore di rappresentare sulla Terra la Città Ideale del Mondo Iperuranio di Platone.

- Sarebbe...?

- Vai a cercarlo......quanti spicchi d'aglio devo sbucciare...?



Paolo Veronese La festa in casa di Levi
Conservato presso le Gallerie dell'Accademia
Venezia