lunedì 27 febbraio 2012

Oblivion soave

Oggi ho guardato mia madre. Le rughe del suo bel viso sono così profonde che si possono contare una ad una. La guardavo, nella luce splendida di una collina al sole, mentre camminavamo insieme a cercare i suoi ricordi, vivissimi. Ha sempre capito chi sono io. Mi ha consegnato ogni frammento della sua vita nel corso degli anni. Oggi l'ho guardata pensando che mi cammina accanto come se la madre fossi io. Non in assoluto, solo nei ricordi. Nel percorrere il sentiero dei suoi giorni mi segue con la fiducia di una figlia. Mi chiede di aiutarla a ricordare. Mi chiede di correre con lei e mi sorride mentre saltiamo monti e valli in un solo passo e andiamo avanti e indietro nel tempo come fosse un gioco....e lei ride contenta di vedere che tutto è a posto, tutto è conservato, non manca un viso o un nome al suo calendario. Oggi avrei voluto prenderla in braccio e farla dormire; è preda della stessa inquietudine che hanno i bambini nel crescere e sapere, ma in lei tutto si riconduce ad avere i suoi ricordi limpidi, puliti, ben racchiusi nel cuore. E poi ci sono io, che conosco ogni passo del suo cammino. Come una mamma con la sua bambina.


venerdì 24 febbraio 2012

"Luce lu sole quanne è buone tiempo, luce lu pettu tuo donna galante..."

 
 Marco Beasley e Ensemble Arpeggiata
Canzone d'Amore "Alla Carpinese"
Carpino  Gargano  Puglia



Alla carpinese

Pigliatella la palella e ve' pe foco
va alla casa di lu 'nnamurate
pìjate du' ore de passa joco
si mama si n'addonde di chieste joco
dille ca so' state faielle de foco.
Vule, die a lae, chelle che vo la femmena fa.


Luce lu sole quanne è buone tiempo,
luce lu pettu tuo donna galante
in pettu li tieni dui pugnoli d'argentu
chi li tocchi belli ci fa santu
ti le tocchi ije ca so' l'amante
im' paradise ci ne iamme certamente.



Prendi la paglia e vai per fuoco
va alla casa del tuo innamorato
approfitta e prenditi due ore di svago
e se tua madre si adira di questo
dille che sei stata a cercare legna per il fuoco.
Vola e llà quello che vuole la donna fà.

Splende il sole quando il tempo è buono
splende il tuo seno donna galante
sul seno hai due pungoli d'argento
chi li tocca bella diventa santo
li tocco io che sono il tuo innamorato
in paradiso ce ne andiamo certamente.

Testo e traduzione  qui

giovedì 23 febbraio 2012

Due solitudini

Michelangelo Buonarroti  Affreschi della Volta della Cappella Sistina
La Creazione di Adamo


".....der Liebe, die darin besteht, daß zwei Einsamkeiten einander schützen, grenzen und grüßen."

Rainer Maria Rilke 
da Briefe an einen jungen Dichter 
(Lettere ad un giovane Poeta)    
Lettera a Franz Xaver Kappus, 14 maggio 1904


.....l'amore, che in questo consiste, che due solitudini si proteggono a vicenda, si toccano, si salutano.

martedì 21 febbraio 2012

domenica 19 febbraio 2012

Conservare

Photo by Lemone


I libri di pittura, i cataloghi delle mostre in particolare, sono i miei preferiti da sempre. Mi piacciono le immagini, il profumo della carta, la grammatura. Sfogliandoli ho appreso l'uso del termine "conservare", usato per indicare l'ubicazione di un dipinto, di un'opera d'arte in genere. Mi è piaciuto subito e subito ho immaginato quel tal capolavoro pittorico tenuto con ogni cura, esalante tutti i suoi profumi di legno, tela, colore. Conservato, appunto. Per questo, per l'esistenza e l'uso di questo termine così appropriato, i musei, le raccolte d'arte, le pinacoteche o anche le ombrose cappelle di un duomo sono per me contenitori indefinibili di delizie. Barattoli di deliziose conserve...se posso permettermi il paragone.
Anche la memoria lo è. La memoria contiene ogni sorta di esperienza, anche quelle che si credono dimenticate perchè troppo lontane nel tempo o perchè si è cercato di rimuoverle per causa della loro drammaticità. Fin da piccola mi piaceva passare i pomeriggi di noia estiva, in attesa di andare alla spiaggia, riordinando la memoria. Credo di aver cominciato proprio allora a dare forma al "barattolo di delizia" in cui conservo le sensazioni e le emozioni che amo. Ho imparato a dargli forma, con notevole divertimento, sentendo quanto fosse malleabile, modificabile nella capienza, come argilla sul tornio di un vasaio. Con lo stesso piacere ho imparato a riempirlo, quindi ad aprirlo quando il desiderio di ricordare una sensazione o un'emozione si faceva sentire. Conservare è una parola che amo molto. Nella mia memoria c'è, vivissimo e caro, il ricordo di mia nonna paterna, un pomeriggio d'estate quando ancora trascorrevo una parte delle vacanze nella sua incredibile casa. C'è la sua cantina, con una finestra sempre aperta e schermata da una rete metallica; il profumo intenso dei pomodori messi a seccarsi al sole sui graticci di canna, lungo la scala esterna; i rami di un arancio superbo, che profumavano l'aria strofinando le foglie sul muro grezzo della casa sotto le spinte gentili del vento; mia nonna, bellissima, che prendeva olio d'oliva denso e dorato da una giara, allora gigantesca per me bambina, ne versava alcune gocce su una forma piccola di formaggio, poi con gesti sicuri ne ungeva la scorza con la cura di una carezza sapiente...forma dopo forma, goccia dopo goccia. Le sue mani stanche, già deformi per la fatica vissuta, avevano la grazia di un soffio gentile d'aria fresca...mani che ho il rimpianto di non aver mai baciato. Conservare. Moltissimi anni dopo, mentre si avvicinava il giorno del mio matrimonio, la casa di mia nonna fu danneggiata da un piccolo incendio. Nel rimetterla in sesto venne ritrovata la sua fede nuziale, segnata dai gesti di lavoro e d'amore di tutta la sua vita. Uno dei miei zii me la consegnò con solenne semplicità; la conservo come fosse una parte della struttura che sostiene la mia figura intera.

sabato 18 febbraio 2012

Ascolta come il vento mi chiama...escucha...

(particolare)


El viento en la isla
   
El viento es un caballo:
óyelo cómo corre
por el mar, por el cielo.
   
Quiere llevarme: escucha
cómo recorre el mundo
para llevarme lejos.
   
Escóndeme en tus brazos
por esta noche sola,
mientras la lluvia rompe
contra el mar y la tierra
su boca innumerable.
   
Escucha cómo el viento
me llama galopando
para llevarme lejos.
   
Con tu frente en mi frente,
con tu boca en mi boca,
atados nuestros cuerpos
al amor que nos quema,
deja que el viento pase
sin que pueda llevarme.
   
Deja que el viento corra
coronado de espuma,
que me llame y me busque
galopando en la sombra,
mientras yo, sumergido
bajo tus grandes ojos,
por esta noche sola
descansaré, amormío.

Pablo Neruda
 
dalla Raccolta Los versos del Capitán - El amor
 
 
 
Il vento sull'isola

Il vento è un cavallo:
sentilo come corre
per il mare, per il cielo.

Vuole portarmi via: ascolta
come percorre il mondo
per condurmi lontano.

Nascondimi fra le tue braccia
per questa notte sola,
mentre la pioggia infrange
contro il mare e la terra
la sua bocca copiosa.

Ascolta come il vento
mi chiama galoppando
per portarmi lontano.

Con la tua fronte sulla mia fronte,
con la tua bocca sulla mia bocca,
i nostri corpi ridotti
all'amore che ci strema,
lascia che il vento passi
senza potermi portare via.

Lascia che il vento corra
incoronato di spuma,
che mi chiami e mi cerchi
galoppando nell'ombra,
mentre io, nascosto
sotto i tuoi grandi occhi,
per questa notte sola
riposerò, amor mio.
 
Traduzione red

A piccoli, silenziosi passi verso la Primavera....




Pëtr Il'ič Čajkovskij Quartetto per archi n°1
Andante Cantabile
Rastrelli Cello Quartet
kiratim

venerdì 17 febbraio 2012

Le mie radici

 

<< Il frullo che tu senti non è un volo,
ma il commuoversi dell'eterno grembo;
vedi che si trasforma questo lembo
di terra solitario in un crogiuolo.
>>

Eugenio Montale

giovedì 16 febbraio 2012

"If thou must love me..."



Sonnet XIV

If thou must love me, let it be for nought
Except for love’s sake only. Do not say
“I love her for her smile—her look—her way
Of speaking gently,—for a trick of thought
That falls in well with mine, and certes brought
A sense of pleasant ease on such a day”—
For these things in themselves, Belovèd, may
Be changed, or change for thee,—and love, so wrought,
May be unwrought so. Neither love me for
Thine own dear pity’s wiping my cheeks dry,—
A creature might forget to weep, who bore
Thy comfort long, and lose thy love thereby!
But love me for love’s sake, that evermore
Thou may’st love on, through love’s eternity.

Elizabeth Barrett Browning


dalla Raccolta Sonnets from the Portuguese



Franz Liszt  Liebesträume
Composizione n°3 Notturno
Seeli Toivio  Violoncello
Kalle Toivio  Piano
SeeliToivio


Se devi amarmi, lascia che sia per
amore soltanto. Non dire
"Io l'amo per il suo sorriso-lo sguardo- il modo
suo gentile di parlare,- per un gioco del pensiero 
che combacia con il mio, e che
portò un senso di piacevole agio quel tal giorno" -
perché queste cose in sè, Amato, possono
essere cambiate, o cambiare per te,- e l'amore, così costruito
può essere distrutto così. Non amarmi neppure
per la cara compassione con cui asciughi le mie guance,-
potrebbe dimenticare il pianto chi godesse
del tuo conforto a lungo, e per questo perdere il tuo amore!
Amami quindi per l'amore stesso, così che tu possa
 amare per sempre, lungo l'eternità dell'amore.

Traduzione red

mercoledì 15 febbraio 2012

venerdì 10 febbraio 2012

La dignità

(particolare) Conservato presso 
Carmignano (Prato)

Da un po' di tempo mi ritrovo spesso a pensare alla mia nonna paterna. Donna fortissima, ostinatamente paziente. Proveniva da una famiglia piuttosto benestante, ricchi proprietari terrieri, ma ebbe la sventura  di sposare un uomo dedito al gioco d'azzardo. La sua dote e l'eredità cospicua di cui avrebbe potuto godere furono devastate dallo stile di vita di mio nonno. Era un uomo molto bello, due occhi grigi quasi trasparenti, senza colore, gelidi nella vecchia foto del cimitero. La lasciò giovane e sola ad allevare sei maschi e governare una terra difficile. Negli anni che precedettero il secondo conflitto mia nonna saliva ogni giorno a piedi lungo una mulattiera ampia e molto trafficata, tra il via vai di animali, di  uomini e donne, e camminando con passo costante arrivava fino ai gradini della porta della mia bisnonna materna. Si sedeva poco distante da quella soglia, su un poggetto ricoperto d'erba, senza dire una parola ed aspettava. La mia bisnonna materna, donna sensibilissima e molto generosa, usciva poco dopo sulla porta e la salutava con calore, come si fosse trattato di una visita del tutto inattesa e anche per questo molto gradita. Usciva di casa sempre con un cestino in mano o un telo in cui, a suo dire per pura combinazione, c'era sempre qualcosa di cui non avrebbe avuto il tempo di occuparsi: uova che le galline avevano scodellato con troppa generosità, patate troppo piccole da sbucciare in una giornata indaffarata.... Metteva quel piccolo tesoro nella sporta di mia nonna, pregandola di accettare, ringraziandola per la possibilità che le veniva concessa di disfarsi di quel ben di Dio senza incorrere nel grave peccato di sprecarlo per incuria. Mia madre, bambina, assisteva a quella scena ogni giorno e me l'ha raccontata mille volte. Ho cercato spesso di immaginarla. Conosco bene quel poggetto, gli scalini, la casa, mi sono seduta lassù molte volte ad osservare l'erba tremante per il vento che non smette mai di soffiare e che certo  scompigliava i capelli nerissimi di mia nonna, il suo grembiule nero e la gonna scura. Conosco i volti della nonna e della bisnonna e certe volte ho creduto davvero di vederle, di incrociarne lo sguardo complice e solidale che suggellava ogni giorno quell'incontro fintamente casuale. Mia madre mi ha raccontato questa scena senza altro commento che una inevitabile sottolineatura della profonda umiltà di mia nonna paterna e del suo senso di protezione nei confronti dei suoi figli. Ancora me la racconta, dicendomi di pensare a cosa potesse significare svegliarsi senza cibo con cui nutrire i propri bambini, senza altra risorsa che le proprie gambe e il buon cuore di qualcuno. Crescendo però ho aggiunto a mia volta un significato a questa immagine, che emerge ogni tanto liberamente dal mio subconscio, come una consolazione. Me la tengo davanti agli occhi, chiara e leggibile, ogni volta che ho bisogno di ricordare con precisione cosa sia la dignità.

mercoledì 8 febbraio 2012

" Gli uomini hanno cominciato a filosofare...a causa della meraviglia"

Affreschi della Stanza della Segnatura
particolare di Platone e Aristotele

 "Gli uomini hanno cominciato a filosofare, ora come in origine, a causa della meraviglia: mentre da principio restavano meravigliati di fronte alle difficoltà più semplici, in seguito, progredendo a poco a poco, giunsero a porsi problemi sempre maggiori: per esempio i problemi riguardanti i fenomeni della luna e quelli del sole e degli altri astri, o i problemi riguardanti la generazione dell'intero universo. Ora, chi prova un senso di dubbio e di meraviglia riconosce di non sapere; ed è per questo che anche colui che ama il mito è, in certo qual modo, filosofo: il mito, infatti, è costituito da un insieme di cose che destano meraviglia. Cosicchè, se gli uomini hanno filosofato per liberarsi dall'ignoranza, è evidente che ricercano il conoscere solo al fine di sapere e non per conseguire qualche utilità pratica. E il modo stesso in cui si sono svolti i fatti lo dimostra: quando già c'era pressochè tutto ciò che necessitava alla vita ed anche all'agiatezza ed al benessere, allora si incominciò a ricercare questa forma di conoscenza. E' evidente, dunque, che noi non la ricerchiamo per nessun vantaggio che sia estraneo ad essa; e, anzi, è evidente che, come diciamo uomo libero colui che è fine a se stesso e non è asservito ad altri, così questa sola, tra tutte le altre scienze, la diciamo libera: essa sola, infatti, è fine a se stessa."

(Aristotele, Metafisica I,2,982b)

sabato 4 febbraio 2012

Quattro stagioni in soggettiva (cinque e sei) Inverno



     Adagio    

    Passar al foco i dì quieti e contenti
    Mentre la pioggia fuor bagna ben cento 

 Allegro

    Caminar Sopra il ghiaccio, e a passo lento
    Per timor di cader girsene intenti;
    Gir forte sdruzziolar, cader a terra
    Di nuovo ir sopra 'l giaccio e correr forte
    Sin ch' il giaccio si rompe, e si disserra;
    Sentir uscir dalle ferrate porte
    Scirocco, Borea, e tutti i Venti in guerra
    Quest' é 'l verno, ma tal, che gioja apporte.

L' Adagio dell'Inverno più bello che io abbia mai ascoltato. Purtroppo non sono riuscita a trovarlo, nell'esecuzione di Giuliano Carmignola, separato dagli altri due movimenti. Sarei davvero felice se qualcuno avesse la possibilità di smentirmi...

 
Antonio Vivaldi   Il Cimento dell'Armonia e dell'Inventione
Concerto n°4 in fa minore RV297
L'Inverno ( Allegro, Adagio, Allegro )
Giuliano Carmignola  violino
Direzione musicale Andrea Marcon

mercoledì 1 febbraio 2012